sabato 1 settembre 2012

Sogni...


Eravamo tutti seduti e Jasper stava mostrandoci le carte dell'edificio ed i vari sistemi d'allarme.

Osservavo i vari volti ed ero impressionata dalla concentrazione ed attenzione ai più piccoli dettagli.

-...Vedi Ed, qua sono state installate telecamere a circuito chiuso, ma rispetto alle solite sono collegate wireless ad un Host che segnala alla vigilanza eventuali buchi o loop riconosciuti…-

Provai ad immaginare il tipo di arnesi o oggetti che stava elencando Jasper.

-… devo configurare un nuovo indirizzo IP per poi eliminare il palmare dal quale elaborerò tutto. Ma questo devo farlo sul posto, rilevano intrusioni e riconoscono eventuali IP esterni. Per cui devo collegarmi solo una volta per poi eliminare le prove ed i mezzi usati…-

Ma guardando Edward notai la sua attenzione. Doveva saperne quanto lui.


-… all'interno troverete i soliti infrarossi ma agilmente raggirabili. Sono a sensore crepuscolare per cui attraverso l'uso di lampade portatili a basso cono di luce, le ragazze li punteranno dal pavimento verso i led, in questo modo i led si spegneranno senza dare l'allarme. Andranno posate e lasciate li. Le acquisterò su internet ed al solito indirizzo fasullo…-

Quanta attenzione ai dettagli, perdevano serate intere ad analizzare capire e studiare ogni particolare.

-...L'ospizio ha un magazzino immenso!! E pochi controlli tra ciò che entra ed esce…-

Un giorno mi farò spiegare come fa a fare tutto Jasper.

-...dovranno indossare guanti, magari quelli sottili in lattice così da avere comunque sensibilità…-

I guanti di lattice?!?! Va beh...

Per me era quasi del tutto arabo, io fino a poco tempo fa mi intrufolavo nei market e svaligiavo, vivevo lavorando alla giornata, avevo imparato a raggirare la gente che usciva dalla banca o dall'ufficio postale, ma mai nulla di così grande ed organizzato.

-...Bella tu devi solamente organizzarti con Rose, ti spiegherà tutto lei, il vostro percorso e tutto ciò che dovete preparare da portare con voi…-

La mia faccia perplessa doveva aver fatto sorridere tutti perché mi ritrovai al centro di risate e sbuffi.

Ma questa era la batteria. Una cosa sola e un'anima unica, se uno di noi stava male ne subivano il contagio tutti. Era come un'unica entità che si muoveva all'unisono.

….


La spiaggia era fantastica al crepuscolo. I colori cupi e le luci delle stelle evocano fuochi fatui. Piccole fiammelle a largo oceano, che movimentavano acqua e panorama.

Edward passeggiava sul bagnasciuga nella mia direzione. Un'ombra, anche se ben definita, scura e cupa a causa del tramonto.


La sua falcata decisa ma un po’ più lenta e provata dalle fatiche della convalescenza, comunque, sempre unica. Osservavo il mio re in gabbia, un felino rinchiuso. L'unica differenza ad oggi rispetto ai primi tempi della nostra storia è che oggi era felice di vivere in questa gabbia. Avevamo passato gli ultimi tempi a recuperare giorni e ansia dal rischio dell'ultimo colpo. E stavamo vivendoci come mai era successo prima.

-Pensi?-

Si era seduto accanto a me. Stringendomi e abbracciandomi forte, era di nuovo come essere a casa. Con lui accanto lo era sempre stato, ma in questi giorni, su questa spiaggia, lo era ancora di più.

-Un po’-

-A cosa?-

-A noi…-

-E cosa devi pensare?-

-Che sono a casa-

-Se sei a casa allora in che stanza siamo?-

-Scemo…-

-Gioca con me…-

-Sul divano mio amore…-

-Beato divano…-

-Beato perché?-

-Perché regge te!!-

-E tu?-

-Io non ti reggo, io ti stendo-

E fu su di me. L'acqua del mare coccolava i nostri piedi, le mani di Edward coccolavano il mio corpo, i miei occhi vezzeggiavano questo mio dio greco.

-Ti amo mia dolce ladruncola-

Avrei voluto dirgli qualcosa ma decisi che la mia lingua andava utilizzata in altro modo.

Lo divorai in un bacio passionale e lui si lasciò amare in modo primitivo. Ci svestimmo a vicenda senza pudore, nudi l'una sotto l'altro, controllai solo con le mani che la benda fosse salda, avevo usato un lenzuolo di lino per coprire la fasciatura in modo che potesse ripararsi dalla sabbia, e la scusa della bendatura mi permetteva di tastare i suoi solidi pettorali e addominali. Sentii le sue labbra serrarsi al mio tocco.

-Fa male?-

-Non tanto… Non distrarmi ora che sto compiendo il mio dovere di uomo…-

Sorrisi di questa sua superbia e mi lasciai amare.


______


La mattina, dopo la medicazione, dovevo assicurarmi che Edward seguisse tutte le indicazioni di Jasper, calmanti, antibiotici e una piccola iniezione per la circolazione. E li usciva il lato pauroso del mio re. Alla vista di un ago tremava come una foglia. Davanti al pericolo era una bestia spavalda, ma quando un misero ago doveva trafiggerlo cominciava a tremare come un gattino indifeso. Mi faceva sorridere, mi regalava mattine movimentate, soprattutto ora che poteva camminare e muoversi. Lo rincorrevo intorno al tavolo di cucina, ma fortunatamente era debole e dopo poco cedeva.

-Un bacio mentre mi buchi-

-Smettila o ti farò male-

-Una palpatina-

-Smettila Edward!!!-

-Mi devi un premio-

-Ti devo una sberla, finiscila di scappare, fifone-

Era la parola magica. Quando lo chiamavo fifone il suo ego ferito reagiva e allora lasciava che gli facessi l'iniezione.

-Però poi ti pungo io…-

Mi allontanai da lui per buttare la siringa usata.

-Scemo…-

Stava rivestendosi ma mi guardava con occhi affamati.

-Vieni qui infermierina…-

Mi abbracciò da dietro facendomi saggiare la sua voglia già piena.

-Fermo Edward devo sistemare le medicine…-

Baciandomi sul collo donandomi mille brividi.

-Uffa… Se faccio i capricci?-

Mi faceva morire dal ridere quando non riusciva ad avere ciò che voleva.

-Puoi farli quanto ti pare, ma questa mattina ho da fare-

Si allontanò dal mio corpo.

-Ah si??? Che cosa di grazia?-

Aria di sfida nel suo sguardo.

-Uhm…. Cercare di comunicare con Jasper per provviste e medicine… per esempio…-

I suoi occhi fissi al cielo.

-Bastano cinque minuti…-

Le sue braccia ad incrociarsi sul suo petto.

-...Devo pulire casa…-

Un passo verso la mia figura.

-...Altri dieci…-

Il suo sorriso sghembo accompagnava un altro passo.

-...Preparare il pranzo…-

Le sue mani sulle mie spalle.

-...Non ho fame…-

Naso contro naso.

-...Devi reggerti in piedi e sei debilitato…-

La sua lingua a leccarsi i baffi imitando un predatore di fronte alla sua preda.

-...Allora mangio te…-

Mi divincolai dalla sua morsa e mi allontanai dal mio predatore.

-...Scemo…-

Lui spalancò le sue braccia verso di me.

-...Vieni tra le mie braccia donna!!!-

Vinceva lui, vinceva sempre lui!!!

-Sei impossibile Mr. Cullen, sei insaziabile, ma siccome sei capriccioso fila a letto, mi preparo e vengo da te…-

Come un cagnolino scodinzolante, saltellando (poco a dire il vero) sparì verso la camera da letto.

Riposi le siringhe ed i medicinali nella scatola e la portai in bagno, mi rinfrescai, guardai le mie gambe, magari una passata di rasoio non avrebbe guastato, a quel punto una doccia veloce e una passata di profumo, ma si…

Ero pronta per il mio uomo.

Tornai in camera facendo piccoli passi verso il letto lasciai cadere ai miei piedi l'asciugamano che avevo attorno al corpo. Quando alzai la testa cercando Edward lo trovai addormentato sdraiato su di un fianco.


Era assolutamente perfetto e sereno, come non lo vedevo da giorni.

Tornare a giocare, scherzare e ad amarci nel nostro modo speciale, lo stava rinnovando.

Mi misi una vestaglia di lino e poi mi stesi accanto a lui.

-Mio dolce cucciolo, ci sono io qui con te, dormi e riposa. Non ci separeremo mai più. È stato atroce anche per me, sai? Ma sono fiera di te e della tua guarigione. E sono contenta del nostro isolotto sperduto. Io e te soli. Io e te felici-

E mi addormentai accanto a lui.

Sognai. Fu uno di quei sogni così belli da sperare che prima o poi si avverino.

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"La spiaggia segnata da piccole luminarie. Io reggevo un piccolo bouquet. Accanto a me una piccola creatura. Vestito da ometto. Giacca cravattino e pantaloni con la riga di raso. Mi guardava sorridendomi. La cosa che mi colpì erano i suoi occhi. Nella forma e nel colore di quelli di Edward. Mi allungò la manina e mi fece segno di seguirlo. Nessuno intorno a noi. Poi la sua vocina.

-Mamma colli, papà ci alpetta…-

Rimasi a bocca aperta e lo seguii, il tragitto terminò davanti ad un piccolo patio, arricchito di splendide orchidee bianche e rosa e sotto, accanto ad un altare improvvisato, c'era lui ad aspettarmi. Edward, lo stesso modello di abito che indossava nostro figlio. Bello come il sole.

-Papà hai vitto com'è bella la mamma? Te l'ho pottata di colsa…-

Edward gli stropicciò i capelli carezzandolo sulla testa.

-Bravo ometto-

-Papà devo fale ancola il blavo?-

-Si ometto ancora per un pochino, dico a mamma che l'amo e poi andiamo a casa… Ok?-

-Ok… Blavo ometto ancoa pel un pochino. Uff-"

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Io, Edward ed un piccolo tutto nostro.

Quando mi svegliai gli occhi verdi di Edward mi fissavano.

-Ri-buongiorno mia regina-

-Ri-buongiorno mio re-

-Avevamo un discorso a metà?-

-Si, amore mio ma poi ti sei assopito e io ti ho seguita…-

-Dove mi hai seguita?-

-Nel sonno, amore mio e ho fatto un sogno bellissimo…-

-Ah si? Ero io il protagonista?-

-No mi spiace, al posto tuo c'era un piccolo te, ma molto più bello, anche se ti assomigliava nel carattere…-

-Un piccolo me??? Nessuno deve prendere il mio posto!!!-

-Neanche un figlio nostro?-

-No, io faccio solo bambine…-

-Ah! Ecco… Allora direi che si può cominciare…-

E mi trovai addosso il mio egoista ma tanto dolce “maritino”. E facemmo l'amore, ma questa volta con un po’ più di voglia, un po’ più di desiderio, che andava oltre quello fisico.

1 commento:

  1. ciaoooo..dolcissima storia..edward è sempre lui innamorato piu che mai....sei brava molto..un bacio maria.

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