domenica 20 ottobre 2013

Epilogo

Il tempo mi ha sempre aiutata.
Mi ha sempre messa alla prova e ripagato di ogni attesa.
Non è mai facile dire addio e non voglio farlo neanche oggi.
La nostra vita dopo quella sparatoria è stata piena di alti e bassi.
Ciò che un tempo eravamo, non era più valido. L'invincibilità non faceva più parte della nostra vita.
In realtà, mai aveva accompagnato la nostra vita.
Era stata sempre e solo fortuna.
Fortuna che mescolata alla nostra giovane età e all'incoscienza del nostro "lavoro" ci aveva portato a pensare di esserlo.
Poi arriva la vita.
Ti ferma.
Come se tu stessi viaggiando a pieno ritmo su di una rotaia, e vai avanti a testa bassa e corri.
All'improvviso vieni richiamata da qualcosa in lontananza.
Una specie di brivido.
Alzi la testa e dalla parte opposta vedi un puntino che a poco a poco si avvicina, allora rallenti.
Cerchi di capire cos'è.
Acuisci i tuoi sensi.
La vista, cerchi di sgranare l'immagine.
L'udito, isolando i rumori circostanti.
Ma nulla ti può aiutare a tenere a freno la paura che all'improvviso ti pervade e così ti fermi del tutto.
Cerchi di scansarti.
Impossibile.
Capisci che ciò che sta arrivando è un treno in piena corsa, che non ha la minima intenzione di fermarsi solo perché incrocia la tua strada.
Cerchi di alzare i piedi ma sei immobile, congelata.
E il treno arriva.
Impatto.
Brutale.

Non c'è tempo per i "ma" o per i "se".
Non puoi permetterlo.
Ti guardi attorno e ti accorgi che le parole di sostegno a poco a poco se ne vanno e tu resti li da solo a contemplare quel che resta del tuo corpo dopo l'impatto.
Briciole di te.
Una mattina ti alzi e ti rendi conto che tutto ciò che hai costruito non serve a nulla. Ti rimane solo quella stanza vuota pronta per lui ma ora vuota. Ti siedi al centro della stanza cercando di fermare il moto delle pareti che cominciano a ruotarti attorno senza un preciso motivo.
Quel moto vorticoso tenta di portarti via, non hai più equilibrio ne resistenza.
Ti senti in colpa.
Non va bene.
Non puoi farne a meno.
Senti che quella grande parte di te, così vitale, così preponderante si è distaccata e nessuno può ridartela.
Non è un amore finito.
Non è una sbucciatura di ginocchio.
Non si rimargina.
Non può.
Sembra di vivere in un mondo alternativo, non un incubo, sarebbe irreale.
Questo è tutto vero, reale.
Alle volte però ti trovi ad osservarti da un altro punto di vista.
Sembra tu sia distaccata da te stessa al punto di non voler vivere questi momenti.
E così ti liberi del peso del tuo corpo e del suo dolore.
Non ho mai creduto in Dio e neanche ora lo farò.
Non è giusto che un Dio buono crei tanto dolore dopo tanto amore.
Il mio cuore spezzato è partito con te e questo nessuno può capirlo.
Nessuno può immedesimarsi.
Anche se non sono l'unica vedova al mondo.
Anche se non sono l'unica ad aver perso il grande amore della vita.
Solo io e te sappiamo cosa siamo.
Parlo al presente, non mi piace andare avanti senza di te.
Non lo accetto.
Per questo amore mio io resto qui.
A casa nostra.
In attesa della mia ora. Che tra l'altro spero giunga molto presto per potermi ricongiungere con te, così lontano ora.
Ti amo Edward.
Per questo stammi accanto, non te ne andare.


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-Bella???
Un rumore simile alla voce di donna arrivava alle mie orecchie. Tutto ovattato. Tutto strano. Il mio viso colpito da uno strano formicolio. La mia testa urlava di essere lasciata in pace ma la bocca impastata non riusciva ad emettere il suono giusto collegato.
-Bella???
Per favore smetti!! Lasciami riposare.
-Bella!!
Sempre più vicino.
-Oddio aiutatemi!!!
Poi tante mani su di me.


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In gola qualcosa di fastidioso.
Sembra quasi di sentire la stessa sensazioni di costrizione di qualche tempo fa. Sembra di rivivere in modo fisico il dolore della tua perdita.
La luce mi infastidisce.
Spegnila amore.
Spegni la luce.
È dalla tua parte l'interruttore.
Ti prego, i miei occhi sono deboli per questi raggi che filtrano dai vetri.
-Inspira ed espira, calmati e ti darà meno fastidio.
Amore mio sei tu? Rispondimi Edward…
-Bella se mi senti, cerca di calmarti, immetti aria piano piano, tra poco ti estuberò, ma tu calmati ok?
Edward non è la tua voce… Dove sei?
Ho bisogno di te, non so perché mi sento così strana. Ho bisogno di te.
-Ora al mio via emetti un bel respiro e toglierò questo fastidio dal tuo corpo ok?
Edward, voglio Edward accanto a me.
-Calmati, ci metterò un attimo. Quella voce contava a rovescio e mi suggeriva di respirare. Non mi fido se non so con chi ho a che fare.
Cosa fare?
Mi tocca cercare di respirare e vedere se realmente si attenua questa tortura. Anche la luce se ne va piano piano.
-Ora riposa, poi torno a controllarti.
Chi sei??? Tu che mi parli chi sei! Parlami. Dimmi chi sei.
-A dopo.
Eccolo.
Di nuovo.
Il pianto.
Compagno da lunghi giorni vuoti.

All'improvviso si ricompone il puzzle.
Tu non ci sei più amore mio.
Io sono sola.
E la bottiglietta con i barbiturici che mi aveva procurato Jasper sarebbe diventata la mia compagna di serata. Un buon Barbour, una manciata di pillole e sarei volata da te.
Ma non ne ho avuto il coraggio.
Alla prima pasticca mi sono sentita in colpa, allora l'ho innaffiata con l'intera bottiglia ed è stato il vuoto assoluto.
Chissà per quante ore.
Meglio non pensarci e chiudere gli occhi così posso restarti accanto.

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La lavanda gastrica ha fatto il suo effetto.
Ho vomitato di tutto di più, avessi potuto anche vomitare il mio dolore sarebbe stato meglio.
Da qualche giorno mi capita di vomitare spesso, e per un motivo ben preciso. Quell'ultima notte solo nostra ci ha portato un figlio.
Tra qualche mese nascerà e tutt'ora non so se sarò pronta.
Alice si è offerta di trasferirsi con Jasper sull'isola. Per starmi accanto, aiutarmi. Non si fidano di me e fanno bene. Ma non sanno che la mia codardia è più forte di loro.
Oggi più che mai dovrei avere un motivo in più, ma non mi riesce.
Non posso pensare di essere felice senza di te. Non ci riesco. Alice mi dice che quando vedrò nostro figlio tutto cambierà.
Ma è giusto?
Oggi, davanti a questa finestra che da sul mare ti penso amore mio, e penso a come posso fare per  raggiungerti quanto prima.
Perché il mio tempo su questa terra senza di te è scaduto.
Abbiamo condiviso troppo poco per poter essere già separati e non lo trovo giusto.
Fammi correre da te. Fammi stare accanto a te.

sabato 1 dicembre 2012

Il mio angelo custode...


Vi sono mancata???
Beh... la salute ultimamente non mi ha aiutata!!!
Nonostante tutto sono qua ad aggiornare...
Non manca molto alla fine e in fondo al capitolo troverete una "blanda" spiegazione a questo.
Grazie per la vostra attenzione.




- Capitolo 11 -


 


Ciao Amore mio,
Ti osservo sdraiata accanto al mio corpo, mentre continui a donarmi te stessa. Il tuo amore mi tiene ancorato qui. Non so se avrò la forza di resistere ancora a lungo. Quante cose non ti ho detto, quanto amore ti ho negato.
Amore mio lotta per noi, tieni saldo il filo che ci lega, perché dei due quella forte sei tu. Ho sempre pensato di doverti proteggere da qualsiasi cosa ma non ho mai visto oltre il tuo bel viso, quanta grinta possedessi, per cui amore mio, lotta per noi.
Ti Amo. Tuo Edward.
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Un brivido lungo la schiena mi fece agitare e svegliare. Il braccio teso e bloccato dal salasso, voltai il viso verso la mia destra. Accanto a me il corpo sempre più pallido del mio Edward.

Lentamente mi voltai sulla sinistra e fui sorpresa di trovare Jasper ed Alice che riposavano sul divano. Cercai di muovermi, ma due mani calde si posarono sulle spalle facendomi rimanere stesa.

Boccoli biondi ricadenti verso il mio volto.

-Bella, tesoro come stai?-

La dolce voce di Rose mi stava ridestando, non ero più sola. La percezione di questa nuova verità fece crollare ogni barriera che fino a quel momento aveva retto le mie crisi. Cercai il volto di Edward, l'unica mia ragione di vita.

E piansi.

Piansi per ogni singolo momento in cui la paura di rimanere senza lui aveva oscurato il mio cuore, e come spesso accade, quando si hanno le spalle al muro nella solitudine delle tue paure, quando improvvisamente trovi una mano amica a reggerti, piangi. Piangi a lungo. Piangi la paura, l'amarezza, la solitudine e tutta la rabbia.

-Bella mi senti?-

La voce armoniosa della mia Rose cercava di portarmi in quella stanza, con lei, con i miei amici. Era difficile cercare di spegnere le mie ansie e dare ascolto alla sua voce.

Era complicato comandare ai miei occhi di staccarsi dal volto di Edward.

Forse ero in trance, forse ero solamente persa nella bellezza del mio uomo.

Forse avevo solo bisogno di vedere i suoi occhi aperti che mi cercavano.

-Isabella, dammi segno, mi senti?-

Staccai dal mio amato gli occhi e cercai Rose, ne seguii la voce confusa e preoccupata.

Presi a sbattere le palpebre, mettendo a fuoco, nella luce soffusa della stanza, i verdi occhi di Rose.

-Rose…-

-Oh Bella…-

Cercai nuovamente di alzarmi, ma mi venne impedito di nuovo.

-Bella devi stare ferma ancora per un po’. Il dottore dice che sei quasi arrivata ai 450 centimetri cubi. Dopo di che faremo una grossa colazione e poi ci racconterai tutto, va bene?-

Chiusi gli occhi in attesa di poter di nuovo alzare la testa, la mano di Rose non mi abbandonò un attimo.

Quando li riaprì ero ancora sdraiata nel letto.

-Rose…-

-Sono qua Bella. Mi vedi?-

Alzai gli occhi e la trovai accanto a me.

-Vuoi alzarti? Potremmo fare colazione, magari un bel bagno e, quando te la senti, potremmo fare due chiacchiere…-

Realizzai in un attimo la mia solitudine di quei giorni.

-Dove eravate?-

Rose si irrigidì, ma io continuai.

-Dov'eri quando Edward è stato male? Mi avete lasciato nelle mani di uno sconosciuto, ero sola ad affrontare tutto questo. Avevo paura. Ero sola!!-

Non me ne accorsi ma stavo urlando.

-Bella calmati…-

Rose cogliendomi di sorpresa mi abbracciò a se.

-...Non potevamo, eravamo sorvegliati, ci sono stati addosso, e credimi se ti dico che eravamo tutti in pena per te, per voi. Le ultime notizie su Edward erano buone, poi Jasper ha dovuto interrompere ogni contatto per paura che arrivassero a voi-

Mi cullò a lungo.

La rabbia svanì poco a poco. L'abbraccio di Rose fu sostituito da quello di Emmett che mi fece sdraiare sul divano. Erano tutti e quattro attorno a me con un aria mista tra l'incredulo e il preoccupato.

Raccontai gli ultimi giorni.

Raccontai della rabbia di Edward.

Del mio smarrimento e del suo ritrovamento sul bagnasciuga.

Alice si emozionò, mentre Emmett cominciò ad inveire contro Edward.

La consapevolezza della durezza di quei giorni portò a galla di nuovo le mie infinite lacrime. Piansi, ancora, ma questa volta non ero sola. Fecero a turno per starmi accanto. E questo mi aiutò.

La sera dopo aver preparato dei giacigli per i miei amici, mi accoccolai accanto ad Edward. E con una nuova forza d'animo lo coccolai.

-So che ci sei. So che non mi abbandonerai mai. So che mi senti. Amore torna da me-

E mi poggiai al suo petto facendo attenzione a non scivolare verso la sua ferita.

Jasper lo aveva curato, Emmett aveva riaccompagnato il medico e Alice e Rose avevano accudito me.

Sentii gli occhi appesantirsi e mi lasciai andare.

Sognai quella notte, sognai di me e di Edward. Sognai la nostra vita.

Non avevo mai preteso una vita semplice, non mi avrebbe importato avere tutto senza poter avere accanto a me Edward.

Un filo di luce filtrava dalla finestra della stanza. Dita fredde carezzavano i miei capelli.

Rose doveva aver dormito poco.

Alzai lo sguardo ma in camera non c'era nessuno.

Pensai che la mia immaginazione stava andando oltre. Pensai che avevo bisogno di mangiare qualcosa e cercare di non dare di matto. Edward aveva bisogno di me, nella mia interezza.
Mi alzai dal suo corpo freddo. Il suo braccio non aveva più la flebo con la trasfusione. Mi chinai a baciare quel piccolo forellino.

-Io e te amore mio. Ora siamo una cosa sola-

-Si…-

Sgranai gli occhi.

Trovai i suoi appena socchiusi.

Stava sbattendo le sue lunghe ciglia, per trovar pace con la luce.

Era con me.

Immobile ed indecisa sul come muovermi cominciai ad urlare. Così forte da svegliare tutti. Così forte da non avere più fiato e ricadere su di lui.

Fui spostata da Jasper, il quale doveva controllare Edward e il suo stato.

-Bentornato capo-

Sorridendogli per la gioia del momento.

Alice si accucciò con me sul divano.

-Vedi... È tornato… Non ci ha abbandonati, non ti ha lasciata-

-No- le risposi singhiozzando.

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-Ti ho sognata o pensata, non so come definirlo. Ero con te sempre. Quando mi hai trovato, quando mi hai donato te stessa, quando piangevi. Sempre-

-Ho avuto paura, non avrei resistito neanche un attimo qui se tu te ne fossi andato-

-Non dire sciocchezze. Tu devi vivere. Tu devi comunque andare avanti-

-Sarei rimasta sola, non lo avrei sopportato-

-Non ti lascerò sola. Non rimarremo soli Bella. Ho capito di aver sbagliato tutto con te, di averti negato una gioia infinita. Per questo molto presto io e te non saremo più soli-

Mi prese il volto tra le sue mani ancora gelide.

-L'ho visto amore mio. Ho visto in lui i tuoi occhi e le mie labbra. Ho immaginato nostro figlio proprio come lo hai sognato tu ed ho capito. Ho capito che questa mia losca vita mi ha portato qualcosa di buono, te. E potrà darmi ancora di più. Un piccolo me e te a cui pensare-

Lo abbracciai con troppa foga tanto che lo sentii irrigidirsi.

-Scusa…-

-Fa più piano ma torna da me-

Mi appoggiai al suo collo e mi modellai a lui.

-Sei una tentazione, se non fossi messo così male proveremmo subito ad avere nostro figlio-

Sorrisi del mio ritrovato amore.

Cercò con la mano il mio viso, e mi fece alzare lo sguardo facendolo seguire dalla sua voce roca.

-Sono debilitato, ma non riesco a starti lontano-

Si voltò su di un fianco, facendo aderire il suo bacino al mio.

-Sentimi. Non ho sangue per ragionare, ma ne ho abbastanza per la mia voglia di te-
Sorrisi del mio folle amore.

-Edward, calmati. Niente sforzi-

-Ohhh ma io non farò nulla. Sarai tu a faticare…-

La sua lingua si infilò tra le mie labbra, il suo ringhio mi svegliò da ogni sonno fisico provato.
Alzai le lenzuola. Lo spogliai. Lo cavalcai come una prode amazzone. Mi fiondai nuovamente sulle sue labbra e lo aiutai ad entrare in me.

Fu come essere in paradiso. Nuovamente una cosa sola.

Cominciai a dondolarmi come se ogni parte della mia intimità dovesse toccare la sua. Cercai un giusto ritmo per entrambi, per non pesare su di lui, per non affaticarlo più del dovuto.


-Bella mi manchi troppo-

Le sue mani furono sul mio sedere a dare un ritmo più incalzante, tanto che in pochi attimi raggiungemmo assieme l'apice delle nostre voglie. Un mix letale, potente e poderoso.

Trasportati da questo vortice di passione lasciammo che la stanchezza ci prendesse e ci accompagnasse verso il riposo sereno.





Eccomi!!!
Che dire... Lascio a voi l'ultima parola. è una storia strana, non sta andando dove volevo, e per questo ben presto troverà la sua fine, era nata con uno scopo ben preciso. Non riesco a portarlo a termine, per questo sono io la prima a non credervi.
Grazie a chi comunque legge.


domenica 28 ottobre 2012

Codice 10-52


 

- Capitolo 10 -

Avevo conosciuto Alice solo la settimana prima del grande colpo. Jasper, il noioso, come lo definivo io, mi aveva presentato la sua donna in occasione di una delle nostre ultime riunioni. Secondo Edward era una mossa azzardata, ma dato l'alto numero di compiti che ognuno di noi aveva, era necessario un ulteriore aiuto, esterno di certo, ma comunque necessario.
Così, dopo una serie di consultazioni, prese il posto di Jasper quale solito palo. Il suo compito era semplice. Attenderci nel van mantenendolo acceso e controllare eventuali incursioni di pattuglie impreviste.
L'orario di chiusura della banca al pubblico era previsto per le 18.00, noi avremmo atteso il primo cambio di guardia, previsto come ogni sera tre ore più tardi, alle 21.00, ora in cui non c'era molto traffico, ma avevamo studiato ogni particolare. In caso di necessità sarebbero stati piazzati diversi mezzi di fuga; motociclette e scooter nascosti nei vicoli che imboccavano il percorso di fuga principale.
L'opzione scelta per il piano era quella notturna, la più sicura, per lo meno per le varie scelte previste; Edward si era convinto dell'idea primaria di Jasper, con qualche piccola modifica. Secondo lui non potevamo stare lontani, separati saremmo stati in pensiero per cui ci preparammo ad accedere assieme al bunker. La sua agilità era pari a quella di Rose…..sorprendente.
Lavorammo per due giorni interni al percorso e ai suoi ostacoli. Il fatto era percorrere lo spazio previsto senza dover toccare nulla o lasciare segni, tutto poteva essere segno di riconoscimento e quindi di rintracciabilità.
Il piano si sarebbe svolto in poche semplici mosse.
Rose sarebbe salita al secondo piano della banca passando dallo stabile accanto. Una fune arpionata da far agganciare ad uno dei balconi dello stabile della banca le avrebbe permesso di accedervi scivolandoci sopra. Una volta arrivata allo stabile lo avrebbe sganciato e fatto cadere a terra in modo che Emmett potesse recuperarlo.
Lui e Jasper avrebbero girato intorno allo stabile per mettere fuori uso la prima coppia di guardie e poi le telecamere di sicurezza. Jasper, al momento opportuno, avrebbe fatto attivare la registrazione appena fatta in loop, in modo da non permettere di mostrare eventuali fughe dalle porte principali, il tutto immettendo in rete la registrazione tramite un firewall detto “packet filter”, facendo in modo che il router la facesse passare come buona, permettendo così la nostra entrata in modo sicuro. Era un genio, questo glielo dovevo……un noioso genio!
Questo chiaramente veniva attivato attraverso un cellulare acquistato via internet, e destinato al bidone dell'immondizia qualche ora più tardi dal suo utilizzo.
Svolto il loro compito, i due scimmioni si sarebbero divisi; Jasper avrebbe raggiunto Alice nel van a svolgere l'attività di decodifica da passare ad Edward, mentre Emmett avrebbe raggiunto il retro e atteso Rose per l'apertura del varco con me ed Edward.
Le prime due guardie si trovavano all'interno della sala d'attesa.
Rose, una volta dentro, con molta attenzione sarebbe scesa fino al piano terra ed aperto le finestre poste sul retro per permetterci di entrare e stendere le altre due guardie. Raccolti i quattro cellulari con le sedici cifre a loro disposizione, le avremmo passate a Jasper, per lo meno una parte del codice da crackare gliela avremmo risparmiata. E nel turno di notte con una guardia in meno mancavano solo le altre 16 cifre.
Sistemate le guardie interne, rendendole innocue, saremmo passati alla fase cruciale del piano: attendere i codici da Jasper per poter aprire il caveau.
Tramite gli auricolari, Jasper, avrebbe dettato a Edward il codice. Io e lui saremmo entrati all'interno del caveau ed avremmo fatto man bassa del contenuto.
Tutto ciò assistiti da altri quattro occhi rivolti verso l'esterno a comunicarci eventuali intrusioni dell'ultimo minuto. Rose ed Emmett avrebbero riempito i vari sacchi che riempivamo io ed Edward.
L'uscita molto più rapida sarebbe comunque avvenuta dal retro e, dopo aver ottenuto da Jasper il benestare, saremmo corsi al furgone.
Il tutto sarebbe stato svolto in massimo 30 minuti. Ma purtroppo qualcosa non funzionò proprio come stabilito.

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-Edward svegliati…- ma non ebbi risposta.
-Edward ti prego. Non voglio vivere senza te. Non voglio avere altri giorni senza te al mio fianco, non posso-
Il suo corpo era ormai bianco ed ora dopo ora perdeva calore. Jasper era scomparso, il medico dell'isola non riusciva più ad avere sue notizie ed io non sapevo più a chi aggrapparmi.
-Signora, dobbiamo provvedere a nuove trasfusioni ed io non ho più sangue di scorta-
-Analizzi il mio-
-Isabella non so se sia il caso-
-Lo è…-
Lo fissai a lungo in attesa di una sua mossa che presto arrivò.
-Farò un prelievo e domani avremo la risposta. Per ora non posso fare altro, per cui mi dia il braccio, tra poco sarà buio e tornerò a casa per poter organizzare l'eventuale trasfusione-
Allungai il braccio e tirai su la manica della camicia. Glielo porsi e mi voltai verso Edward.
"Questo amore mio è per te. Io non posso vivere se tu non sei al mio fianco".
Quella notte non chiusi occhio, restai seduta sul letto carezzando il volto del mio angelo assopito. Era così bello da far male agli occhi eppure non riuscivo a staccarmi da lui, dal suo profilo, dalle sue labbra così perfette ma così ferme.
Era come se stessi vivendo un incubo, ma un incubo bello, perché attorno ai pensieri negativi c'era lui nella sua luce, nel suo amore e nella sua bellezza.
Alle prime luci dell'alba il rumore della barca del dottore mi ridestò dal torpore.
Gli andai incontro e mi resi conto che trasportava due grandi borse termiche. Lo raggiunsi e lo aiutai a trasportarle sino in casa. Erano grandi ma leggere.
-Ho portato il necessario Isabella. Tu sei Rh negativo mentre Edward è positivo-
Sembrava una bestemmia per la smorfia che fece nel dirlo.
-E questo è bene o male?-
-Questo al momento è un bene, può ricevere il tuo sangue, ma ricordatevi Isabella che siete lontano da tutto, se dovesse succedervi qualcosa devo assolutamente trasportarvi in ospedale-
-Questo mai! La trasfusione è possibile?-
-Si-
-Bene, procediamo-
Perentoria e impettita, lo lasciai alla sua attrezzatura. Preparai del caffè e poi lo raggiunsi di nuovo.
-Deve stendersi e potrò procedere con il prelievo, dopo di ché potrà fare colazione-
Mi sistemai accanto ad Edward e attesi l'ago.
Mi assopii durante il prelievo, la stanchezza e la debolezza ebbero la meglio.

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Una pattuglia…..per caso.
Ecco cosa non funzionò.
Una coppia di agenti che inaspettatamente passarono di lì.
Quattro tipi vestiti di scuro con zaini e sacchi carichi a poca distanza della banca.
Fu un attimo.
Il loro altolà. Le mani di Emmett a cingere le nostre vite e farci salire sul van. Edward a copertura sparò qualche colpo.
Il gelo invase le mie vene.
Un urlo, quello di Rose.
-Sei ferita?-
Le urlai…
-Edward, chiudi il portellone!!!-
Questa volta era Emmett ad urlare.
Poi lo vidi scattare verso il posto guida e strappare il volante dalle mani di Jasper.
Edward si era accasciato al pavimento del van. Non riuscivo a capire.
Poi vidi Jasper avvicinarsi a lui.
D'istinto presi di mano la pistola ad Edward e cominciai a rispondere al fuoco della pattuglia che ancora avevamo alle costole.
Ad un certo punto senti le sue braccia forti prendermi la pistola e scansarmi dietro di lui come a proteggermi. L’arma tornò nelle sue mani, e continuò a fare fuoco, fino a che non colpì una delle ruote e la gazzella, urtando il marciapiede, cominciò a sbandare per poi finire fuori strada.
Edward si voltò verso di me giusto il tempo di vedere i suoi occhi balzare all'indietro e svenire.
Quando si accasciò a terra mi resi conto che era stato ferito. Emmett, avendo visto il proiettile ferire Edward, aveva mandato Jasper per poterlo assistere ma io, la solita gatta cieca, mi ero messa nel mezzo. Avevo fatto si che Edward si sforzasse nonostante fosse ferito in pieno petto.
Il sangue aveva ricoperto anche i miei abiti. Le mie mani a premere sulla ferita mentre Jasper mi dava istruzioni, ma non lo sentivo. Non riuscivo a sentire nulla. Mi ero focalizzata sul battito del cuore di Edward. A poco a poco sempre più debole. Rose si avvicinò ad Edward dando una mano a Jasper, data la mia immobilità.
Un lago rosso ed occhi vitrei a cercare i miei.
Avevo sentito la paura invadere la mia pelle, infilarsi sotto il primo strato e impossessarsi dei miei sensi.

Freddo….brividi miei…..riflessi dei suoi.

La paura di veder chiudere quelle gemme e non poterne godere più.

-Bella… Ho sonno…-

-No amore mio, resisti, fallo per noi, per me. Sola senza di te, ricordi? Sono nulla!-

Emmett correva come una furia per le vie di New York, Rosalie tamponava le ferite di Edward ed io, sostenendogli la testa, cercavo di farlo rimanere sveglio.

-Non mi abbandonare anima mia, non lo fare o verrò ovunque tu sia per prenderti a calci quel bel sedere che ti ritrovi…-

Le mie guance fradice di tensione cercavano di smorzare la crudele realtà per tenermelo accanto. Doveva stare con me, avremmo avuto vita eterna, era l'ultima prova d'amore che ci era stata mostrata, la più dura forse.

Ma in quel momento mi veniva chiesta forza, per entrambi, pensando ad ogni singolo minuto di vita assieme. Li avrei resi reali ricordandoli per lui e poi, sul nostro percorso di vita, ne avremmo tessuto una nuova trama. Io e lui.

-Amore mio, veglierò su di te. Quando non vedrai che il buio, sentirai le mie mani tenerti con qui, accanto a me, perché tu sei me-

La mano di Rose a stringere la mia spalla.

-Tu solo hai la chiave del mio cuore, tu solo sai vedere e riaccendere la luce nei miei occhi. Mi hai reso donna, la tua donna. Voglio le tue mani su di me che si muovono, che mi scaldano l'anima, mi servono come il sangue serve al cuore-

La sua semplicità nei gesti, nelle parole…questo mi aveva colpita. Lui che era lussuria, lui che era alla ricerca della bella vita, mi aveva sorpreso con i suoi piccoli gesti nei miei confronti….una rosa, un appuntamento, un bacio a fior di labbra….e divenni subito sua. Il ladro gentiluomo mi aveva rubato l'anima.

-Per tutto quello che siamo amore mio, per quello che ci siamo promessi, tu devi restare con me, dobbiamo colorare il nostro cammino, le notti in bianco e nero che ci aspetteranno e i figli che ci verranno donati. Fammi essere ancora la tua donna, la tua compagna… Resisti amore mio, perché ovunque andrai io ti seguirò-

La paura stava ricoprendo anche i miei occhi, ma sentii il furgone rallentare, le sirene non suonavano più.

Vivi o morti?

Paradiso o limbo?

La luce che investì il retro del furgone fu rivelatoria.


lunedì 1 ottobre 2012

Ti vedo ma....



Capitolo 9


Io non so cosa succede; mi trovo sospeso a cercare di urlare senza poter essere ascoltato. Sono ore che cerco di farti sentire la mia voce amore mio, ma è come se la mia gola fosse infiammata e non riuscisse a far vibrare le mie corde. Voglio farti capire che sono qua, che ti vedo, ti sento e che mi manca parlarti.

Vorrei avere capacità di farmi ascoltare ai miei muscoli il comando che da ore cerco di dare loro. Abbracciatela, deve sapere che sono qui accanto a lei.

Ma nulla si muove, neanche un battito di ciglia a darti modo di capire che sono qui, con te.

Ti ho già sentita piangere una volta in modo disperato come la notte scorsa ed il mio cuore ha subito un tonfo…..di nuovo.

"Il rumore di uno sparo. Il tempo congelato. La canna fumante, precisa e spietata. Il mio moto incondizionato verso il suo corpo in fuga. Un riflesso dato dall'istinto. Sembra di vedere un documentario dove il leone attacca i cuccioli di gazzella, l'istinto porta la madre al sacrificio.
Dicono che il metallo a contatto con il corpo sia freddo e innaturale…..non è così. È come una lama che attraversa il burro. Neanche il rumore della pelle che si lacera. Nulla. Il buio prende il sopravvento. Un improvviso odore di rame e un brusio più simile ad un fischio alle orecchie. Un punto bianco, apparentemente sfuocato, a poco a poco si ingrandisce o si avvicina, non ho prospettiva. E io non posso fare nulla. Posso solo accettarlo….. Immobile. Ma la confusione quella la sento bene. Il frastuono di mille campane e il luccichio di mille lucciole negli occhi. Provo a muovere le mie mani per tapparmi le orecchie o ricacciare indietro gli occhi, ma non si muove nulla. Tutto fermo. Ogni singolo muscolo risulta inattivo…… Come me. Ma io sono qui. Percepisco la voce della mia donna in lontananza, come se avessi dell'ovatta nelle orecchie, percepisco la sua voce ma non capisco cosa mi stia dicendo. Poi sento il tocco di tante mani, calde mani, quasi bollenti. Percepisco il vuoto, non ho mai sofferto di vertigini ma il mio stomaco sta facendo capriole e ho paura di sprofondare. Sento però il mio corpo saldarsi contro braccia possenti e ferme. Di sicuro Emmet, l'unico capace di reggere una persona di 78 chili come fosse una piuma e tenerla salda al suo corpo muovendosi comunque agilmente. Riconosco il suo odore di muschio bianco, l'ho sempre preso in giro per questa sua fragranza poco mascolina. Vorrei capire cosa mi sta succedendo ma quel puntino, ormai così vicino a me, è un richiamo irresistibile. Decido allora di chiudere gli occhi e di non pensare più. La testa mi esplode, il corpo si sta riempiendo di brividi e non ho più voglia di oppormi a questa stanchezza. Dormo."

Come allora tutto torna, tranne quel fastidioso puntino luminoso. Non l'ho percepito e sono più sereno, ma sono immobile e non lo vorrei. Vorrei urlare al mio amore di non piangere per me, perché sono qua, accanto a lei. La sento pregare per me, ora dopo ora. Vorrei che si rilassasse un pochino, che si dedicasse a se stessa ma non mi abbandona un attimo, e mi fa soffrire questa sua chiusura.

Oggi accanto a lei c'era il medico, le misurava la pressione e l'ha costretta a mangiare. Per fortuna non è sola. Non capisco perché Jasper tardi a venire a trovarci. A quest'ora doveva già essere sull'isola.

-Isabella, che ne dice di andarsi a fare una doccia intanto che io sistemo la medicazione a Edward? Così non mi starà tra i piedi e il suo profumo, beh diciamo che comincia a non sentirsi più… Che ne dice?-

Si Bella, fai ciò che ti dice il dottore, prenditi cura di te. Curati come farei io, come ti coccolerei io. I tuoi morbidi capelli, pettinali. Poi magari puoi farti quella bella treccia che sistemi sempre da una parte, sulla spalla. Come vorrei chiudermi in quel box con te. Lavarti e poi scaldare questi gelidi muscoli con il getto dell'acqua calda. Oh magari scioglierli prendendoti in braccio e facendo l'amore con te. Quante cose vorrei fare ma non posso.

Vedo il dottore maneggiare con garze e bende ma non sento il suo tocco. Lo vedo ma non lo sento. Eppure mi sta disinfettando, sta pulendo del sangue pesto. Non sento neanche l'odore acre del sangue mischiato al disinfettante.

La cosa si sta ingarbugliando. Non capisco cosa mi stia succedendo.

Quando cerco Isabella vengo rapito da un suono celestiale, così esco dalla stanza al richiamo di qualcosa che non conosco, che non ho mai ne visto ne sentito prima d'ora.

È una luce abbagliante, diversa da quel puntino. È bella. È profumata. Pulsa, e mi attira a se. Il mio corpo sembra una piuma sospinta dal vento. Mi ritrovo in questo bagliore. Mi sento bene. Mi sento forte. Sono di nuovo invincibile. Ma come ho questa percezione cado qualche metro in basso verso terra.

E di nuovo la paura mi attanaglia il cuore.

Tutte le mie certezze cadono. Tutte le mie sicurezze si sgretolano come neve al sole. Mi sento piccolo, debole. Ho paura. Tanta.

All'improvviso da quel bagliore un raggio si avvicina a me. Come una mano per farmi di nuovo sollevare. Come sfioro il raggio sento di nuovo il calore invadermi la pelle, ogni singolo organo e d'improvviso i muscoli sciogliersi.

-Fermo Edward, non muoverti. Fermo o dovrò darti un calmante-

È la sua voce. La mia Bella.

Alzo la mano, non vedo bene, ho la vista annebbiata ma la sento accanto a me. I suoi capelli stanno sfiorando il braccio facendomi il solletico. Non voglio che si scansi. Voglio che stia li. Preoccupandosi di me. Curando me.

Il gelo improvviso nel cuore.

Mi fermo mi blocco e capisco.

L'ammonimento.

Si.

Quel bagliore è il mio giudice divino. Ho un'altra possibilità. Ma svanisce o sprofondo ogni qualvolta l'egoismo e la bramosia vengono a galla. Ho un'altra possibilità, ma per questo devo redimermi. Devo combattere i miei demoni e trovare la giusta strada. Abbiamo rinunciato all'avarizia, dovrò rinunciare al resto. In questo modo avrò di nuovo Bella. Mi correggo. Bella avrà di nuovo me. Bella è mia, lo è sempre stata. E sempre lo sarà.

Mi calmo. Respiro a lungo.

-Amore mio, sono qui, mi senti??? Edward per favore. Ti sei mosso, ti ho visto, ho bisogno di sapere che puoi sentirmi. Che non parlo invano-

Sta piangendo mentre mi chiede ciò che in realtà sto già facendo.

Isabella, vita mia, io ti sento, ti ho sempre sentita. Sono qui. Immobile ma pur sempre con te, non posso rischiare di volar via senza di te. Ti amo.

-Dottoreeee….-

Stai urlando, che hai visto? Che c'è che non va?

-...Ha mosso le labbra… Vuol parlare!!! Dottore corra!!!!-

Oh si amore mio, non sai quante cose vorrei dirti, quanto ti abbia trovata splendida in quella doccia dove hai pianto per me, o quando a fatica mi ha messo in questo nostro letto con l'aiuto del dottore. Sono sempre stato qui, e mai me ne andrò. Sto qua, per invecchiare con te per esaudire ogni tuo desiderio. Sto con te.

-Si, Isabella si sta per risvegliare. La trasfusione ha dato i suoi frutti. Ora deve stare tranquillo. E questo è il momento buono per fargli sentire che sei qua-

-Amore mio, si sono qui-

Sento le sue mani stringere la mia. Le sue labbra sfiorano la mia pelle facendola vibrare di nuovo.

Che bella sensazione averla e sentirla mia.

Parlami amore. Fammi sentire la tua voce armoniosa.

E come se mi avesse percepito la sento sussurrarmi il nostro primo incontro, in quella stanza piena di poliziotti e dove come due calamite ci siamo assaliti vogliosi.

È bello sentirlo dire dalla tua voce, è bello però sapere che il tuo ricordo è uguale al mio.

Le stesse emozioni, le stesse sensazioni.

-Edward, lo so che ti sei allontanato per la mia richiesta, ma se tu torni a me giuro che non ti farò più pressioni-

No amore mio, non giurare mai, ci amiamo e se un figlio è la tua richiesta, saprò accoglierla, amando te e ogni bambino che ci verrà donato. Ti amo, non posso perderti, e più figli faremo più pezzi di noi saranno al mondo, più amore avremo da condividere.

-Jasper mi ha fatto sapere che le acque sono agitate per cui non può raggiungerci, ma riceve un bollettino aggiornato giorno per giorno dal dottore-

Non parlarmi di Jasper parlami di noi. Raccontami del tuo amore per me. Fammi capire quanto sia stato stupido a dubitarne.

Sbatto le palpebre. È luce quella che vedo.

Mi stanno portando via.

Isabella non lasciarmi.

Non vedo nulla sono accecato.

Aiuto.






domenica 23 settembre 2012

Io Isabella Swan in Cullen…



Quando l'amore ti scappa dalle mani, non hai lucidità, non hai calore nelle vene, senti il freddo invadere ogni piccolo filamento del tuo corpo. L'impotenza e la stupidità la fanno da padrona e questo non da modo al tuo corpo di reagire. Vederti svenuto e bianco su quel bagnasciuga mi ha destabilizzato. Sentire la tua brutalità nel volermi possedere l'ho capita, ma la tua fuga no. E non te lo perdono Edward, no non voglio perdonarti ne tanto meno darti modo di spiegarmi. Devi tornare da me e dimostrarmi che era solo paura. Il mio cuore sta scoppiando. Paura, tristezza e solitudine che mi gela. Non ci riesco amore mio, non riesco a stare in questo difficile mondo senza di te. La persona più avida ed ingiusta che avessi mai conosciuta, ma era tutta rivolta a te stesso. E se avessi saputo che tutto questo sarebbe stato scatenato da un mio sogno mai te lo avrei rivelato. Non posso immaginare un figlio rischiando di perdere il mio amore. Non è accettabile e neanche contemplabile. Tu, brutto figlio di buona donna, mi hai giurato amore eterno e quanto è vero iddio io ti raggiungerò se non torni da me. Sei il mio ossigeno, sei nelle mie vene e non posso fare a meno di te. Per questo Edward, solo per questo, torna da me ed apri quei tuoi occhi così pigri, in questo giorno nero. Sei un fottuto egoista e bastardo ed ogni mia parola so benissimo sta andando al vento, così come la mia anima, spesa per amare la tua. Perché non mi guardi, perché non mi vuoi. Eppure ricordo la furia del nostro ultimo incontro, la tua voglia, la tua gola nel possedermi. Ora sono qua. Sono pronta a darti anche l'ultimo mio respiro pur di averti accanto, che sia in questa o in un'altra vita.

Ho pianto lacrime amare Edward e non merito di versarne ancora.


Svegliati.

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-Che leggi?- 
-Conosci queste parole?-

-Quali?-

-Fai pure del tuo peggio per sottrarti a me, ma per tutta la vita mi apparterrai: vita che non durerà più a lungo del tuo amore, perché essa completamente da quell'amore dipende. Non devo perciò temere il massimo dei mali, dal momento che il minimo di essi mi può causare la fine; esiste per me un più felice stato di questo continuo dipendere dai tuoi umori! Tu non puoi torturarmi con la tua incostanza, ne va della mia vita col tuo disdegno. Oh, quale titolo alla felicità posseggo: pago di avere il tuo affetto, contento di dover morire! C'è cosa tanto bella che non tema macchia? Tu potresti ingannarmi e io non saperlo.-

-No… Quale mistero sei tu?-

-Mistero? Sei tu che non sai le cose e io sono il mistero?-

-No, sul serio… Racconti che cosa sei tu?-

-Mettiamola così, sono curiosa, ok?-

-Ok curiosa, e sentiamo un po’ che significato dai tu a questa "ode" appena letta???-

-Uhm… Mio caro farabutto, tu cosa sai dell'amore?-

-Io so te…-

-Uhm…. Ok… e poi?-

-E poi che non avevo mai provato qualcosa di così forte…-

-Ok, allora pensa se qualcuno o qualcosa potesse toglierti quell'amore, e prima di rispondere pensaci bene, o per lo meno cercando di razionalizzare la cosa, come reagiresti?-

-Beh… Se fosse qualcuno gli spaccherei la faccia, se fosse qualcosa lo cancellerei dalla faccia della terra!!-

-Edward… Dai seriamente!!!-

-Ok… se ci dovessimo separare preferirei morire… Il mio vero amore per te è vivere con te-

-Ecco, per lui l'amore è qualcosa di trascendentale, qualcosa che va vissuto anche se tormentato, vive di quell'amore intenso e triste, ma ne vive… non può farne a meno, tanto da morirne. Capisci Edward, l'amore non sempre è corrisposto, non sempre è felice, ma chi ama, Ama. Senza farsi troppe domande. È il cuore che ti guida-

-Lo trovo stupido. Se tu non mi amassi io non saprei che farne del mio amore!-

-E saresti capace di levarmi dal tuo cuore?-

-No, ma soffrirei-

-Per amore-

-Si, per amore-

-Ma mi ameresti, non smetteresti. E molto probabilmente vivresti con questo amore, perché il vero amore non si cancella-

-E sarebbe un amore malato, non felice-

-Ma sempre di amore si parla-

-Infelice-

-Amore-

-Malato-

-Amore-

-Va beh, con te perdo…-

-No, con me hai vinto…-

Mi avvicinai a lui, le mie mani volarono sul suo petto.

-Hai vinto la tua amante, hai vinto una compagna, hai vinto una socia…-

-Ho vinto la mia gatta che sa fare le fusa meglio di qualsiasi altra micia in circolazione-

-Altra micia??? Quale micia???-

Rise spensierato della mia gelosia…

-Io ne conosco una sempre e particolarmente in calore…-

Mi issò in braccio su di lui tanto da permettermi di allacciare le mie gambe sui suoi fianchi. Mi presi il suo labbro inferiore tra i denti e poi lo succhiai. Lui si appoggiò al muro per non farci cadere.

-...una capace di farmi gemere e venire nelle mutande come un pivellino anche solo con lo sguardo…-

Fu la volta della sua mascella, e la mia lingua a delinearne la linea. Sentii Edward piano piano scendere verso il pavimento fino a trovarci a terra, ancora intrecciati.

-...una micetta con le unghie, anzi no meglio… gli artigli affilati… pronta a marcare il territorio…-

Non resistetti oltre… mi sdraiai sulle gambe di Edward, in questo modo il mio bacino si modellò al suo e potei sentirlo pieno e pronto. Mi strusciai così su di lui, per lui. Una delle sue mani si posò al centro del mio seno e come se vivessi un rallenty la sentii scendere verso la mia pancia, e ancora più giù…

-… una micetta sempre pronta per il suo uomo…-


E ribaltando le posizioni mi trovai con la schiena al pavimento e il mio uomo pronto ad amarmi in modo carnale.

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Per questo Edward, per le tue parole allora dette, non lasciarmi. Non concepivi l'amore tormentato, bene allora non farmelo vivere!! 
Torna da me.

La trasfusione, secondo Jasper, non aveva portato i benefici sperati. Nella sua fuga si erano aperti i punti e cadendo riverso sulla riva aveva perso molto sangue e l'acqua che lo colpiva ad ogni onda ne accelerava la fuoriuscita.

Quando lo trovai era freddo, pallido e sembrava oramai esanime. Feci squillare il cellulare di Jasper. Solo per le emergenze dovevo far squillare quel telefono. Tre squilli e sarebbero corsi gli aiuti. In una delle isole poco distante dalla nostra si era stabilito un medico collega di Jasper, uomo di fiducia. Quando arrivò dovetti tornare verso casa, lui sarebbe arrivato li. Per cui cercai di muovere Edward lontano dalla riva e con la felpa che indossavo cercai di tamponare la ferita riaperta.

Non ci volle molto a tornare da lui, ma il mio cuore batteva all'impazzata. Ero sicura che questa volta sarebbe stata dura riprendersi e tornare a quel poco di tranquillità che stavamo raggiungendo.

Aiutai il dottore a trasportarlo in casa, e cercai di asciugarlo intanto che veniva ripulita la ferita.

Fu costretto a fare una trasfusione e mi disse che forse non sarebbe bastata. Era pallido. Era instabile. Non doveva lasciarmi, non poteva.

Chiesi al dottore di rimanere per la notte e lui acconsentì. Preparai il divano per lui. Io rimasi accanto ad Edward senza chiudere occhio, contando i suoi battiti sperando di sentirli aumentare. Mi stesi al suo fianco, cercai di scaldarlo con il mio corpo, con il mio amore. La paura non era finita anzi, si era ripresentata a farci compagnia. Il pensiero tornò al perché, al mio sogno ed alle sue parole. Tremendo vedere come tutto si era evoluto, come dal desiderio di maternità si era passati al rischio di perdere tutto.

Mi stava scivolando tra le dita e non potevo fare nulla.

Canticchiai tutta notte. Doveva stare qua con me, ed egoisticamente, proprio come Edward aveva detto, "Se ci dovessimo separare preferirei morire… Il mio vero amore per te è vivere con te", decisi di trattenerlo con me facendogli sentire il mio amore, il mio richiamo.

Quante cazzate credi di sapere, ma poi facendo i conti con la tua realtà, capisci che nessuno è in grado di sapere in assoluto. Sanno perché vivono. Sanno per quello che è il loro bagaglio.


E tu amore mio sei il mio bagaglio, la mia vita, il mio assoluto.