domenica 23 settembre 2012

Io Isabella Swan in Cullen…



Quando l'amore ti scappa dalle mani, non hai lucidità, non hai calore nelle vene, senti il freddo invadere ogni piccolo filamento del tuo corpo. L'impotenza e la stupidità la fanno da padrona e questo non da modo al tuo corpo di reagire. Vederti svenuto e bianco su quel bagnasciuga mi ha destabilizzato. Sentire la tua brutalità nel volermi possedere l'ho capita, ma la tua fuga no. E non te lo perdono Edward, no non voglio perdonarti ne tanto meno darti modo di spiegarmi. Devi tornare da me e dimostrarmi che era solo paura. Il mio cuore sta scoppiando. Paura, tristezza e solitudine che mi gela. Non ci riesco amore mio, non riesco a stare in questo difficile mondo senza di te. La persona più avida ed ingiusta che avessi mai conosciuta, ma era tutta rivolta a te stesso. E se avessi saputo che tutto questo sarebbe stato scatenato da un mio sogno mai te lo avrei rivelato. Non posso immaginare un figlio rischiando di perdere il mio amore. Non è accettabile e neanche contemplabile. Tu, brutto figlio di buona donna, mi hai giurato amore eterno e quanto è vero iddio io ti raggiungerò se non torni da me. Sei il mio ossigeno, sei nelle mie vene e non posso fare a meno di te. Per questo Edward, solo per questo, torna da me ed apri quei tuoi occhi così pigri, in questo giorno nero. Sei un fottuto egoista e bastardo ed ogni mia parola so benissimo sta andando al vento, così come la mia anima, spesa per amare la tua. Perché non mi guardi, perché non mi vuoi. Eppure ricordo la furia del nostro ultimo incontro, la tua voglia, la tua gola nel possedermi. Ora sono qua. Sono pronta a darti anche l'ultimo mio respiro pur di averti accanto, che sia in questa o in un'altra vita.

Ho pianto lacrime amare Edward e non merito di versarne ancora.


Svegliati.

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-Che leggi?- 
-Conosci queste parole?-

-Quali?-

-Fai pure del tuo peggio per sottrarti a me, ma per tutta la vita mi apparterrai: vita che non durerà più a lungo del tuo amore, perché essa completamente da quell'amore dipende. Non devo perciò temere il massimo dei mali, dal momento che il minimo di essi mi può causare la fine; esiste per me un più felice stato di questo continuo dipendere dai tuoi umori! Tu non puoi torturarmi con la tua incostanza, ne va della mia vita col tuo disdegno. Oh, quale titolo alla felicità posseggo: pago di avere il tuo affetto, contento di dover morire! C'è cosa tanto bella che non tema macchia? Tu potresti ingannarmi e io non saperlo.-

-No… Quale mistero sei tu?-

-Mistero? Sei tu che non sai le cose e io sono il mistero?-

-No, sul serio… Racconti che cosa sei tu?-

-Mettiamola così, sono curiosa, ok?-

-Ok curiosa, e sentiamo un po’ che significato dai tu a questa "ode" appena letta???-

-Uhm… Mio caro farabutto, tu cosa sai dell'amore?-

-Io so te…-

-Uhm…. Ok… e poi?-

-E poi che non avevo mai provato qualcosa di così forte…-

-Ok, allora pensa se qualcuno o qualcosa potesse toglierti quell'amore, e prima di rispondere pensaci bene, o per lo meno cercando di razionalizzare la cosa, come reagiresti?-

-Beh… Se fosse qualcuno gli spaccherei la faccia, se fosse qualcosa lo cancellerei dalla faccia della terra!!-

-Edward… Dai seriamente!!!-

-Ok… se ci dovessimo separare preferirei morire… Il mio vero amore per te è vivere con te-

-Ecco, per lui l'amore è qualcosa di trascendentale, qualcosa che va vissuto anche se tormentato, vive di quell'amore intenso e triste, ma ne vive… non può farne a meno, tanto da morirne. Capisci Edward, l'amore non sempre è corrisposto, non sempre è felice, ma chi ama, Ama. Senza farsi troppe domande. È il cuore che ti guida-

-Lo trovo stupido. Se tu non mi amassi io non saprei che farne del mio amore!-

-E saresti capace di levarmi dal tuo cuore?-

-No, ma soffrirei-

-Per amore-

-Si, per amore-

-Ma mi ameresti, non smetteresti. E molto probabilmente vivresti con questo amore, perché il vero amore non si cancella-

-E sarebbe un amore malato, non felice-

-Ma sempre di amore si parla-

-Infelice-

-Amore-

-Malato-

-Amore-

-Va beh, con te perdo…-

-No, con me hai vinto…-

Mi avvicinai a lui, le mie mani volarono sul suo petto.

-Hai vinto la tua amante, hai vinto una compagna, hai vinto una socia…-

-Ho vinto la mia gatta che sa fare le fusa meglio di qualsiasi altra micia in circolazione-

-Altra micia??? Quale micia???-

Rise spensierato della mia gelosia…

-Io ne conosco una sempre e particolarmente in calore…-

Mi issò in braccio su di lui tanto da permettermi di allacciare le mie gambe sui suoi fianchi. Mi presi il suo labbro inferiore tra i denti e poi lo succhiai. Lui si appoggiò al muro per non farci cadere.

-...una capace di farmi gemere e venire nelle mutande come un pivellino anche solo con lo sguardo…-

Fu la volta della sua mascella, e la mia lingua a delinearne la linea. Sentii Edward piano piano scendere verso il pavimento fino a trovarci a terra, ancora intrecciati.

-...una micetta con le unghie, anzi no meglio… gli artigli affilati… pronta a marcare il territorio…-

Non resistetti oltre… mi sdraiai sulle gambe di Edward, in questo modo il mio bacino si modellò al suo e potei sentirlo pieno e pronto. Mi strusciai così su di lui, per lui. Una delle sue mani si posò al centro del mio seno e come se vivessi un rallenty la sentii scendere verso la mia pancia, e ancora più giù…

-… una micetta sempre pronta per il suo uomo…-


E ribaltando le posizioni mi trovai con la schiena al pavimento e il mio uomo pronto ad amarmi in modo carnale.

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Per questo Edward, per le tue parole allora dette, non lasciarmi. Non concepivi l'amore tormentato, bene allora non farmelo vivere!! 
Torna da me.

La trasfusione, secondo Jasper, non aveva portato i benefici sperati. Nella sua fuga si erano aperti i punti e cadendo riverso sulla riva aveva perso molto sangue e l'acqua che lo colpiva ad ogni onda ne accelerava la fuoriuscita.

Quando lo trovai era freddo, pallido e sembrava oramai esanime. Feci squillare il cellulare di Jasper. Solo per le emergenze dovevo far squillare quel telefono. Tre squilli e sarebbero corsi gli aiuti. In una delle isole poco distante dalla nostra si era stabilito un medico collega di Jasper, uomo di fiducia. Quando arrivò dovetti tornare verso casa, lui sarebbe arrivato li. Per cui cercai di muovere Edward lontano dalla riva e con la felpa che indossavo cercai di tamponare la ferita riaperta.

Non ci volle molto a tornare da lui, ma il mio cuore batteva all'impazzata. Ero sicura che questa volta sarebbe stata dura riprendersi e tornare a quel poco di tranquillità che stavamo raggiungendo.

Aiutai il dottore a trasportarlo in casa, e cercai di asciugarlo intanto che veniva ripulita la ferita.

Fu costretto a fare una trasfusione e mi disse che forse non sarebbe bastata. Era pallido. Era instabile. Non doveva lasciarmi, non poteva.

Chiesi al dottore di rimanere per la notte e lui acconsentì. Preparai il divano per lui. Io rimasi accanto ad Edward senza chiudere occhio, contando i suoi battiti sperando di sentirli aumentare. Mi stesi al suo fianco, cercai di scaldarlo con il mio corpo, con il mio amore. La paura non era finita anzi, si era ripresentata a farci compagnia. Il pensiero tornò al perché, al mio sogno ed alle sue parole. Tremendo vedere come tutto si era evoluto, come dal desiderio di maternità si era passati al rischio di perdere tutto.

Mi stava scivolando tra le dita e non potevo fare nulla.

Canticchiai tutta notte. Doveva stare qua con me, ed egoisticamente, proprio come Edward aveva detto, "Se ci dovessimo separare preferirei morire… Il mio vero amore per te è vivere con te", decisi di trattenerlo con me facendogli sentire il mio amore, il mio richiamo.

Quante cazzate credi di sapere, ma poi facendo i conti con la tua realtà, capisci che nessuno è in grado di sapere in assoluto. Sanno perché vivono. Sanno per quello che è il loro bagaglio.


E tu amore mio sei il mio bagaglio, la mia vita, il mio assoluto.

domenica 9 settembre 2012

Capitolo 7 - Io Edward Cullen...


Era uguale a me???


Bella aveva sognato un bambino e mi assomigliava. Assomigliava a me. E mentre me lo raccontava i suoi occhi si accendevano di fierezza ed orgoglio. 

Gli stessi occhi che mi vedevano rubare, escogitare e vivere alle spalle degli altri. Quegli occhi luminosi mi guardavano come si osserva un’opera d'arte o un bel dipinto. Quegli stessi occhi avevano visto un piccolo me, un piccolo Edward del quale si era già innamorata.

Ero pronto ad essere padre? 

Ero sicuro di voler dar vita ad un altro me, egoista, incapace e fannullone?
No. Non lo ero. La mia vita si era spinta oltre, troppe volte, rischiando anche la vita degli altri per la mia avidità. 

Il mio passato mi dava ragione, avevo fatto di tutto per avidità e lo avrei fatto anche questa volta, avrei cercato un modo dolce per dire a Bella che non meritava di soffrire a causa di un mio piccolo clone.

Non sono l'uomo giusto per fare il padre. Che cosa mai potrei insegnare a mio figlio? Come si ruba? Come si fugge a piedi o con l'auto durante un inseguimento? Avevo scelto di togliermi dal giro per amore di Bella, non potevo mettere a rischio un'altra vita.

E ora che vivevamo su quest'isola, ora che eravamo in pace ma lontano da tutto, che futuro potevo assicurargli?

Ripensandoci non era giusto per lui, per noi. Noi avevamo il nostro amore speciale e vivi o morti saremmo rimasti assieme. Bastavano le nostre vite ad essere sacrificate, non sarebbe stato giusto dare vita ad un figlio sacrificandolo ad una vita di fughe e rischi. No, non era giusto.

-Amore mi aiuti????-

La mia Bella intenta a rifare il letto mentre io cercavo risposte seduto sulla poltrona della camera.

Rimasi seduto osservandola china sul materasso, perfetta, come le sue curve, lunghe gambe toniche e aperte per sistemare le lenzuola dal lato del muro. Ringrazio la sistemazione obbligata della camera per il panorama che mi offre oggi!!!

E io avrei dovuto dividere quel corpo con qualcuno? L'egoismo e l'avidità non sanno fare a metà di qualcosa, o tutto o niente, e lei era tutto per me. Tutto. Stavo blaterando pensando ad un figlio, neanche pensando ad un’amante. Ma poco cambiava, l'amore che lega madre e figlio è molto più forte e io non ero pronto a spartire l'amore di Bella con nessun altro, neanche MIO figlio.

-Edwaaaaaaaaaaaaard!!!!-

Il tempo di voltarsi nella mia direzione e le sue braccia scivolando la fecero cadere di schiena sul materasso. 
Un attimo, chiamiamola voglia irrefrenabile, ma mi trovai con un balzo su di lei.

-Tu sei mia. Io non ti divido con nessuno!-

E mi presi quelle morbide labbra, segnandole con i denti per possesso e succhiandole per la voglia travolgente di lei.

-Edward sono tua, che vai farneticando?-

La baciai, non le risposi.

La presi come forse non mi era mai capitato, dando ascolto al solo istinto, la spogliai rischiando di strapparle gli abiti.
Le mutande non si salvarono, erano a brandelli nella mia mano, mentre spingevo su di lei il mio bacino per permetterle di sentirmi e di bagnarsi in pochi istanti. 

Pulsavo per lei e, come un animale, la feci mia, la presi, senza alcuna replica o senza che obiettasse. Era mia, e me la feci. 

Mi spinsi in lei, non fui delicato, non mi importava. Lei era mia ed era solo lei che doveva essere nella mia vita.

Più spingevo e più in me sentivo nascere la cattiveria dovuta alla paura. Un gesto ignobile ma in quel momento non mi feci troppi problemi.

Era mia.

Era.


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Avete mai avuto l'idea di essere al di sopra di tutto e tutti ed osservare anche voi stesso nel quotidiano? 

Questo è quanto provai nel momento in cui mi accasciai a terra. Le onde che carezzavano il mio corpo inerme, mentre dalla ferita usciva copiosamente del sangue.

Il freddo però lo percepivo. Il mio corpo abbandonato sulla riva aveva freddo, e, man mano che il tempo passava, diveniva sempre più bianco. Ma non mi sentivo solo. All'improvviso udii una dolce voce sussurrarmi una melodia alle orecchie… 

Parole che, nel mio cuore fermo, fecero subito breccia. Il tempo era la mia risposta ad ogni dubbio. Ad ogni suo fremito avrei risposto col tempo e l'amore che giorno per giorno cresceva in me. Ma perché ricevere ora queste risposte quando il mio corpo e la mia anima avevano preso strade diverse?

Perché solo ora?

Era dunque questo l'inferno?

La coscienza di ciò avrebbe potuto essere una volta che avevo perso tutto?

Beh… me lo meritavo. Ero all'inferno e me lo meritavo in pieno.

Quando realizzai che accanto al mio corpo c'era anche quello di Bella cominciai ad agitarmi, sentivo come la sensazione del vuoto allo stomaco ed il tremolio alle gambe. 

Era li accanto a me, piangendo per il mio stato catatonico. 

Ed io ancora una volta ero la causa dei suoi pensieri e dolori.


Signore ti prego, fammi tornare da lei, non posso vederla così. Sono pronto a tutto ma non posso vederla soffrire. Il suo viso è fatto per sorridere e gioire, non per piangere.

Accorato e disperato mi aggrappai alla speranza di poterla riabbracciare ancora una volta ma sentii trascinarmi via come in un vortice e fu tutto buio. 

Sarai per sempre mia Bella.

E con questo pensiero lasciai che il mio cuore seguisse il suo destino.

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Il profumo che invadeva le mie narici era familiare. Una dolce essenza floreale e speziata che mi ricordava tanto lei. Il suo carattere dolce ma deciso, mixato a note fruttate ed ambrate davano un tocco di esoticità proprio come era la mia Bella. Sensuale e gatta, ma capace di arrossire per un complimento in più. 

Era come veleno per il mio cuore, del quale a poco a poco ne avevo assunto piccole dosi non letali, ed ora che il mio cuore batteva molto lentamente, ne era divenuto l'antidoto. 

La mia pantera, ancora una volta, lottava per entrambi, e io potevo percepirla. Si, ero decisamente in paradiso, perché solo il mio angelo profumava così. 

E se poco fa mi trovavo all'inferno lontano dalla consapevolezza di lei, ora mi sentivo in paradiso tra le sue braccia. 


Non c'era più il freddo e nemmeno l'acre odore del sangue, c'era lei. 


Ma nonostante questa mia consapevolezza la paura della verità di averla persa mi faceva rimanere ad occhi chiusi. Avrei voluto aprirli spalancandoli e guardare le iridi color cioccolato della mia Bella, avrei voluto dirle che ero qui ma la mia bocca e le mie palpebre non davano segno di vita.

Mentre cercavo di capire tutte nuove sensazioni una serie di voci ovattate aleggiavano intorno a me.

Voci concitate e rotte, nulla di comprensibile alle mie orecchie. Come se fossi chiuso in una stanza blindata e aldilà della porta stessero urlando. Non capivo cosa non andasse, ero tornato in me, stavo bene, sentivo il profumo della mia donna, ma non riuscivo ad aprire gli occhi. 

Una strana situazione.

sabato 1 settembre 2012

Sogni...


Eravamo tutti seduti e Jasper stava mostrandoci le carte dell'edificio ed i vari sistemi d'allarme.

Osservavo i vari volti ed ero impressionata dalla concentrazione ed attenzione ai più piccoli dettagli.

-...Vedi Ed, qua sono state installate telecamere a circuito chiuso, ma rispetto alle solite sono collegate wireless ad un Host che segnala alla vigilanza eventuali buchi o loop riconosciuti…-

Provai ad immaginare il tipo di arnesi o oggetti che stava elencando Jasper.

-… devo configurare un nuovo indirizzo IP per poi eliminare il palmare dal quale elaborerò tutto. Ma questo devo farlo sul posto, rilevano intrusioni e riconoscono eventuali IP esterni. Per cui devo collegarmi solo una volta per poi eliminare le prove ed i mezzi usati…-

Ma guardando Edward notai la sua attenzione. Doveva saperne quanto lui.


-… all'interno troverete i soliti infrarossi ma agilmente raggirabili. Sono a sensore crepuscolare per cui attraverso l'uso di lampade portatili a basso cono di luce, le ragazze li punteranno dal pavimento verso i led, in questo modo i led si spegneranno senza dare l'allarme. Andranno posate e lasciate li. Le acquisterò su internet ed al solito indirizzo fasullo…-

Quanta attenzione ai dettagli, perdevano serate intere ad analizzare capire e studiare ogni particolare.

-...L'ospizio ha un magazzino immenso!! E pochi controlli tra ciò che entra ed esce…-

Un giorno mi farò spiegare come fa a fare tutto Jasper.

-...dovranno indossare guanti, magari quelli sottili in lattice così da avere comunque sensibilità…-

I guanti di lattice?!?! Va beh...

Per me era quasi del tutto arabo, io fino a poco tempo fa mi intrufolavo nei market e svaligiavo, vivevo lavorando alla giornata, avevo imparato a raggirare la gente che usciva dalla banca o dall'ufficio postale, ma mai nulla di così grande ed organizzato.

-...Bella tu devi solamente organizzarti con Rose, ti spiegherà tutto lei, il vostro percorso e tutto ciò che dovete preparare da portare con voi…-

La mia faccia perplessa doveva aver fatto sorridere tutti perché mi ritrovai al centro di risate e sbuffi.

Ma questa era la batteria. Una cosa sola e un'anima unica, se uno di noi stava male ne subivano il contagio tutti. Era come un'unica entità che si muoveva all'unisono.

….


La spiaggia era fantastica al crepuscolo. I colori cupi e le luci delle stelle evocano fuochi fatui. Piccole fiammelle a largo oceano, che movimentavano acqua e panorama.

Edward passeggiava sul bagnasciuga nella mia direzione. Un'ombra, anche se ben definita, scura e cupa a causa del tramonto.


La sua falcata decisa ma un po’ più lenta e provata dalle fatiche della convalescenza, comunque, sempre unica. Osservavo il mio re in gabbia, un felino rinchiuso. L'unica differenza ad oggi rispetto ai primi tempi della nostra storia è che oggi era felice di vivere in questa gabbia. Avevamo passato gli ultimi tempi a recuperare giorni e ansia dal rischio dell'ultimo colpo. E stavamo vivendoci come mai era successo prima.

-Pensi?-

Si era seduto accanto a me. Stringendomi e abbracciandomi forte, era di nuovo come essere a casa. Con lui accanto lo era sempre stato, ma in questi giorni, su questa spiaggia, lo era ancora di più.

-Un po’-

-A cosa?-

-A noi…-

-E cosa devi pensare?-

-Che sono a casa-

-Se sei a casa allora in che stanza siamo?-

-Scemo…-

-Gioca con me…-

-Sul divano mio amore…-

-Beato divano…-

-Beato perché?-

-Perché regge te!!-

-E tu?-

-Io non ti reggo, io ti stendo-

E fu su di me. L'acqua del mare coccolava i nostri piedi, le mani di Edward coccolavano il mio corpo, i miei occhi vezzeggiavano questo mio dio greco.

-Ti amo mia dolce ladruncola-

Avrei voluto dirgli qualcosa ma decisi che la mia lingua andava utilizzata in altro modo.

Lo divorai in un bacio passionale e lui si lasciò amare in modo primitivo. Ci svestimmo a vicenda senza pudore, nudi l'una sotto l'altro, controllai solo con le mani che la benda fosse salda, avevo usato un lenzuolo di lino per coprire la fasciatura in modo che potesse ripararsi dalla sabbia, e la scusa della bendatura mi permetteva di tastare i suoi solidi pettorali e addominali. Sentii le sue labbra serrarsi al mio tocco.

-Fa male?-

-Non tanto… Non distrarmi ora che sto compiendo il mio dovere di uomo…-

Sorrisi di questa sua superbia e mi lasciai amare.


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La mattina, dopo la medicazione, dovevo assicurarmi che Edward seguisse tutte le indicazioni di Jasper, calmanti, antibiotici e una piccola iniezione per la circolazione. E li usciva il lato pauroso del mio re. Alla vista di un ago tremava come una foglia. Davanti al pericolo era una bestia spavalda, ma quando un misero ago doveva trafiggerlo cominciava a tremare come un gattino indifeso. Mi faceva sorridere, mi regalava mattine movimentate, soprattutto ora che poteva camminare e muoversi. Lo rincorrevo intorno al tavolo di cucina, ma fortunatamente era debole e dopo poco cedeva.

-Un bacio mentre mi buchi-

-Smettila o ti farò male-

-Una palpatina-

-Smettila Edward!!!-

-Mi devi un premio-

-Ti devo una sberla, finiscila di scappare, fifone-

Era la parola magica. Quando lo chiamavo fifone il suo ego ferito reagiva e allora lasciava che gli facessi l'iniezione.

-Però poi ti pungo io…-

Mi allontanai da lui per buttare la siringa usata.

-Scemo…-

Stava rivestendosi ma mi guardava con occhi affamati.

-Vieni qui infermierina…-

Mi abbracciò da dietro facendomi saggiare la sua voglia già piena.

-Fermo Edward devo sistemare le medicine…-

Baciandomi sul collo donandomi mille brividi.

-Uffa… Se faccio i capricci?-

Mi faceva morire dal ridere quando non riusciva ad avere ciò che voleva.

-Puoi farli quanto ti pare, ma questa mattina ho da fare-

Si allontanò dal mio corpo.

-Ah si??? Che cosa di grazia?-

Aria di sfida nel suo sguardo.

-Uhm…. Cercare di comunicare con Jasper per provviste e medicine… per esempio…-

I suoi occhi fissi al cielo.

-Bastano cinque minuti…-

Le sue braccia ad incrociarsi sul suo petto.

-...Devo pulire casa…-

Un passo verso la mia figura.

-...Altri dieci…-

Il suo sorriso sghembo accompagnava un altro passo.

-...Preparare il pranzo…-

Le sue mani sulle mie spalle.

-...Non ho fame…-

Naso contro naso.

-...Devi reggerti in piedi e sei debilitato…-

La sua lingua a leccarsi i baffi imitando un predatore di fronte alla sua preda.

-...Allora mangio te…-

Mi divincolai dalla sua morsa e mi allontanai dal mio predatore.

-...Scemo…-

Lui spalancò le sue braccia verso di me.

-...Vieni tra le mie braccia donna!!!-

Vinceva lui, vinceva sempre lui!!!

-Sei impossibile Mr. Cullen, sei insaziabile, ma siccome sei capriccioso fila a letto, mi preparo e vengo da te…-

Come un cagnolino scodinzolante, saltellando (poco a dire il vero) sparì verso la camera da letto.

Riposi le siringhe ed i medicinali nella scatola e la portai in bagno, mi rinfrescai, guardai le mie gambe, magari una passata di rasoio non avrebbe guastato, a quel punto una doccia veloce e una passata di profumo, ma si…

Ero pronta per il mio uomo.

Tornai in camera facendo piccoli passi verso il letto lasciai cadere ai miei piedi l'asciugamano che avevo attorno al corpo. Quando alzai la testa cercando Edward lo trovai addormentato sdraiato su di un fianco.


Era assolutamente perfetto e sereno, come non lo vedevo da giorni.

Tornare a giocare, scherzare e ad amarci nel nostro modo speciale, lo stava rinnovando.

Mi misi una vestaglia di lino e poi mi stesi accanto a lui.

-Mio dolce cucciolo, ci sono io qui con te, dormi e riposa. Non ci separeremo mai più. È stato atroce anche per me, sai? Ma sono fiera di te e della tua guarigione. E sono contenta del nostro isolotto sperduto. Io e te soli. Io e te felici-

E mi addormentai accanto a lui.

Sognai. Fu uno di quei sogni così belli da sperare che prima o poi si avverino.

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"La spiaggia segnata da piccole luminarie. Io reggevo un piccolo bouquet. Accanto a me una piccola creatura. Vestito da ometto. Giacca cravattino e pantaloni con la riga di raso. Mi guardava sorridendomi. La cosa che mi colpì erano i suoi occhi. Nella forma e nel colore di quelli di Edward. Mi allungò la manina e mi fece segno di seguirlo. Nessuno intorno a noi. Poi la sua vocina.

-Mamma colli, papà ci alpetta…-

Rimasi a bocca aperta e lo seguii, il tragitto terminò davanti ad un piccolo patio, arricchito di splendide orchidee bianche e rosa e sotto, accanto ad un altare improvvisato, c'era lui ad aspettarmi. Edward, lo stesso modello di abito che indossava nostro figlio. Bello come il sole.

-Papà hai vitto com'è bella la mamma? Te l'ho pottata di colsa…-

Edward gli stropicciò i capelli carezzandolo sulla testa.

-Bravo ometto-

-Papà devo fale ancola il blavo?-

-Si ometto ancora per un pochino, dico a mamma che l'amo e poi andiamo a casa… Ok?-

-Ok… Blavo ometto ancoa pel un pochino. Uff-"

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Io, Edward ed un piccolo tutto nostro.

Quando mi svegliai gli occhi verdi di Edward mi fissavano.

-Ri-buongiorno mia regina-

-Ri-buongiorno mio re-

-Avevamo un discorso a metà?-

-Si, amore mio ma poi ti sei assopito e io ti ho seguita…-

-Dove mi hai seguita?-

-Nel sonno, amore mio e ho fatto un sogno bellissimo…-

-Ah si? Ero io il protagonista?-

-No mi spiace, al posto tuo c'era un piccolo te, ma molto più bello, anche se ti assomigliava nel carattere…-

-Un piccolo me??? Nessuno deve prendere il mio posto!!!-

-Neanche un figlio nostro?-

-No, io faccio solo bambine…-

-Ah! Ecco… Allora direi che si può cominciare…-

E mi trovai addosso il mio egoista ma tanto dolce “maritino”. E facemmo l'amore, ma questa volta con un po’ più di voglia, un po’ più di desiderio, che andava oltre quello fisico.