Era uguale a me???
Bella aveva sognato un bambino e mi assomigliava. Assomigliava a me. E mentre me lo raccontava i suoi occhi si accendevano di fierezza ed orgoglio.
Gli stessi occhi che mi vedevano rubare, escogitare e vivere alle spalle degli altri. Quegli occhi luminosi mi guardavano come si osserva un’opera d'arte o un bel dipinto. Quegli stessi occhi avevano visto un piccolo me, un piccolo Edward del quale si era già innamorata.
Ero pronto ad essere padre?
Ero sicuro di voler dar vita ad un altro me, egoista, incapace e fannullone?
No. Non lo ero. La mia vita si era spinta oltre, troppe volte, rischiando anche la vita degli altri per la mia avidità.
Il mio passato mi dava ragione, avevo fatto di tutto per avidità e lo avrei fatto anche questa volta, avrei cercato un modo dolce per dire a Bella che non meritava di soffrire a causa di un mio piccolo clone.
Non sono l'uomo giusto per fare il padre. Che cosa mai potrei insegnare a mio figlio? Come si ruba? Come si fugge a piedi o con l'auto durante un inseguimento? Avevo scelto di togliermi dal giro per amore di Bella, non potevo mettere a rischio un'altra vita.
E ora che vivevamo su quest'isola, ora che eravamo in pace ma lontano da tutto, che futuro potevo assicurargli?
Ripensandoci non era giusto per lui, per noi. Noi avevamo il nostro amore speciale e vivi o morti saremmo rimasti assieme. Bastavano le nostre vite ad essere sacrificate, non sarebbe stato giusto dare vita ad un figlio sacrificandolo ad una vita di fughe e rischi. No, non era giusto.
-Amore mi aiuti????-
La mia Bella intenta a rifare il letto mentre io cercavo risposte seduto sulla poltrona della camera.
Rimasi seduto osservandola china sul materasso, perfetta, come le sue curve, lunghe gambe toniche e aperte per sistemare le lenzuola dal lato del muro. Ringrazio la sistemazione obbligata della camera per il panorama che mi offre oggi!!!
E io avrei dovuto dividere quel corpo con qualcuno? L'egoismo e l'avidità non sanno fare a metà di qualcosa, o tutto o niente, e lei era tutto per me. Tutto. Stavo blaterando pensando ad un figlio, neanche pensando ad un’amante. Ma poco cambiava, l'amore che lega madre e figlio è molto più forte e io non ero pronto a spartire l'amore di Bella con nessun altro, neanche MIO figlio.
-Edwaaaaaaaaaaaaard!!!!-
Il tempo di voltarsi nella mia direzione e le sue braccia scivolando la fecero cadere di schiena sul materasso.
Un attimo, chiamiamola voglia irrefrenabile, ma mi trovai con un balzo su di lei.
-Tu sei mia. Io non ti divido con nessuno!-
E mi presi quelle morbide labbra, segnandole con i denti per possesso e succhiandole per la voglia travolgente di lei.
-Edward sono tua, che vai farneticando?-
La baciai, non le risposi.
La presi come forse non mi era mai capitato, dando ascolto al solo istinto, la spogliai rischiando di strapparle gli abiti.
Le mutande non si salvarono, erano a brandelli nella mia mano, mentre spingevo su di lei il mio bacino per permetterle di sentirmi e di bagnarsi in pochi istanti.
Pulsavo per lei e, come un animale, la feci mia, la presi, senza alcuna replica o senza che obiettasse. Era mia, e me la feci.
Mi spinsi in lei, non fui delicato, non mi importava. Lei era mia ed era solo lei che doveva essere nella mia vita.
Più spingevo e più in me sentivo nascere la cattiveria dovuta alla paura. Un gesto ignobile ma in quel momento non mi feci troppi problemi.
Era mia.
Era.
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Avete mai avuto l'idea di essere al di sopra di tutto e tutti ed osservare anche voi stesso nel quotidiano?
Questo è quanto provai nel momento in cui mi accasciai a terra. Le onde che carezzavano il mio corpo inerme, mentre dalla ferita usciva copiosamente del sangue.
Il freddo però lo percepivo. Il mio corpo abbandonato sulla riva aveva freddo, e, man mano che il tempo passava, diveniva sempre più bianco. Ma non mi sentivo solo. All'improvviso udii una dolce voce sussurrarmi una melodia alle orecchie…
Parole che, nel mio cuore fermo, fecero subito breccia. Il tempo era la mia risposta ad ogni dubbio. Ad ogni suo fremito avrei risposto col tempo e l'amore che giorno per giorno cresceva in me. Ma perché ricevere ora queste risposte quando il mio corpo e la mia anima avevano preso strade diverse?
Perché solo ora?
Era dunque questo l'inferno?
La coscienza di ciò avrebbe potuto essere una volta che avevo perso tutto?
Beh… me lo meritavo. Ero all'inferno e me lo meritavo in pieno.
Quando realizzai che accanto al mio corpo c'era anche quello di Bella cominciai ad agitarmi, sentivo come la sensazione del vuoto allo stomaco ed il tremolio alle gambe.
Era li accanto a me, piangendo per il mio stato catatonico.
Ed io ancora una volta ero la causa dei suoi pensieri e dolori.
Signore ti prego, fammi tornare da lei, non posso vederla così. Sono pronto a tutto ma non posso vederla soffrire. Il suo viso è fatto per sorridere e gioire, non per piangere.
Accorato e disperato mi aggrappai alla speranza di poterla riabbracciare ancora una volta ma sentii trascinarmi via come in un vortice e fu tutto buio.
Sarai per sempre mia Bella.
E con questo pensiero lasciai che il mio cuore seguisse il suo destino.
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Il profumo che invadeva le mie narici era familiare. Una dolce essenza floreale e speziata che mi ricordava tanto lei. Il suo carattere dolce ma deciso, mixato a note fruttate ed ambrate davano un tocco di esoticità proprio come era la mia Bella. Sensuale e gatta, ma capace di arrossire per un complimento in più.
Era come veleno per il mio cuore, del quale a poco a poco ne avevo assunto piccole dosi non letali, ed ora che il mio cuore batteva molto lentamente, ne era divenuto l'antidoto.
La mia pantera, ancora una volta, lottava per entrambi, e io potevo percepirla. Si, ero decisamente in paradiso, perché solo il mio angelo profumava così.
E se poco fa mi trovavo all'inferno lontano dalla consapevolezza di lei, ora mi sentivo in paradiso tra le sue braccia.
Non c'era più il freddo e nemmeno l'acre odore del sangue, c'era lei.
Ma nonostante questa mia consapevolezza la paura della verità di averla persa mi faceva rimanere ad occhi chiusi. Avrei voluto aprirli spalancandoli e guardare le iridi color cioccolato della mia Bella, avrei voluto dirle che ero qui ma la mia bocca e le mie palpebre non davano segno di vita.
Mentre cercavo di capire tutte nuove sensazioni una serie di voci ovattate aleggiavano intorno a me.
Voci concitate e rotte, nulla di comprensibile alle mie orecchie. Come se fossi chiuso in una stanza blindata e aldilà della porta stessero urlando. Non capivo cosa non andasse, ero tornato in me, stavo bene, sentivo il profumo della mia donna, ma non riuscivo ad aprire gli occhi.
Una strana situazione.
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