giovedì 31 maggio 2012

Ossigeno


- Capitolo 4 -

Era partito.
Un controllo.
Jasper non poteva muoversi dallo studio privato. Alice, la sua compagna, era agli sgoccioli con la gravidanza e lui l'avrebbe fatta partorire, così Emmett lo venne a prendere.



Rimasi da sola su quella spiaggia, pensando a lui e all'ultima volta che rimasi ad attenderlo a casa.
Era d'inverno……..Era freddo, lo ricordavo bene.
Li avevo visti uscire. La loro concentrazione pre-lavoro era allucinante, quando Edward fu fuori dalla porta si voltò per scusarsi e tornare indietro a baciarmi.
Non avrei mai voluto che si distraesse, così i giorni precedenti al colpo mi ero fatta da parte come un ombra. Ero li per lui ma quando si allenavano o preparavano il piano non mi avvicinavo. Tanto che qualche sera prima si avvicinò a me colmo di dubbi.
-Stai pensando di abbandonarmi?-
Mi voltai verso quel furfante del mio compagno. Gli occhi tremuli e il sorriso triste di chi ha paura di sapere la verità.
Il mio uomo forte e intrepido improvvisamente si era fatto piccolo e timoroso.
-Sono qui Edward, non me ne vado. Pensavo avessi bisogno di concentrazione. Recupereremo il nostro tempo una volta portata a termine la missione. Tranquillo-

 

Le sue dita alzarono il mio mento. Adoravo quel gesto, dava senso al mio arrendermi a lui. In ogni piccola sfumatura nel suo sguardo o nel movimento delle sue mani c'era il suo amore per me. Il toccarmi il volto con lo sguardo e sentirmi protetta, il soffiare leggero delle sue dita sulle mie guance a farmi arrossire come una bimbetta alle prime cotte.
La vicinanza dei nostri volti era un po’ come avere due calamite che a poche centimetri l'una dall'altra scatenavano tutta la forza attrattiva unendosi in una sola.
Lo vedevo muoversi come un satellite attorno al mio corpo, quasi a caricarsi pronto per allontanarsi momentaneamente da me, ma quando questo accadeva io ne subivo il vuoto. Trasportata dalla forza di mille buchi neri cadevo in una sorta di attacco di panico perenne sino al suo ritorno. In quei momenti il mio cervello cominciava ad elaborare ogni tipologia di avvenimenti possibili, dal banale incidente stradale alla classica fuga terminata in uno scontro. Non ero capace di stare ferma con i pensieri ed elaborando tutte queste paranoie vivevo la sua lontananza in malo modo. La soluzione? Semplice, sovraccaricare il cervello di informazioni per non pensarvi. Musica nelle orecchie a volume alto, saltando e ballando come una cretina per tutta casa. Ma questo non poteva bastare. Mi soffermavo ad ascoltare ogni singola parola e a tradurla per me, per la mia storia, per quello che stavo vivendo.
Un fiume… Il nostro sentimento così forte da trascinarci in questo amore inevitabile.
Un incubo… La mia vita senza di lui.
Una preghiera a Dio… Affinché riaprisse quella porta sano e salvo.
Ogni parola era riconducibile a noi, perché noi eravamo tutto, l'uno per l'altra.
Era il mio fulcro, da lui ero ripartita, riscoprendo una me stessa capace di amare e soprattutto ancora in grado di dividersi con qualcuno. Lui era una sorpresa continua, ma ciò che più mi lasciava basita era la mia capacità di accoglierlo, di darmi a lui, di amarlo senza riserve.
Tutto questo chiaramente aveva dei risvolti, negativi o positivi a seconda del punto di vista. In quei giorni in cui la porta di casa si chiudeva con il suo saluto erano momenti in cui la paura faceva da padrona, regalandomi ansia e panico; ma quando rientrava…..quelle sue falcate ed il suo corpo carico di adrenalina mi scuotevano anche da lontano ed in modo così forte da essere da subito arrendevole, mi bastava guardarlo in quelle verdi iridi ed ero fatta di lui.
I nostri momenti più passionali erano proprio quelli. Quando ancora l'adrenalina lo scuoteva era capace di mostrarmi la luna, anche se ci limitavano a fare l'amore, riusciva a farmi toccare il cielo con un dito. Mi rendeva unica e la sola in grado di dargli piacere; alle volte tutto questo veniva scatenato da una carezza o da un bacio. Ma divenivano speciali perché mi toccava o mi baciava come se avesse vissuto distante da me anni luce. Forte quanto l'attesa era il ritrovarsi e il mischiarsi in un'unica danza…..la nostra, la sola capace di ristorarci per la sete sentita.
E lasciavo che mi amasse solo come lui sapeva fare…..toccandomi……baciandomi…… sdraiandomi su qualsiasi superficie si trovasse a portata di mano. In pochi mesi eravamo riusciti a battezzare ogni superficie a nostra disposizione. Era fantastico poterlo amare anche in modo così selvaggio ed animalesco, era una cosa che mi faceva impazzire. Era un leone, ed il suo corpo reagiva ruggendo alle mie parole o ai miei ansiti. Capitava spesso durante gli amplessi che il leone di botto si trasformasse in fragile agnello pregandomi di non lasciarlo. Tanta era la forza che mi dimostrava quanta la paura di potermi perdere che circolava nelle sue vene.
-Non lasciarmi…-
Spesso era un sussurro, alle volte una preghiera, o nei momenti più intensi diveniva un grido. Ogni volta, in qualunque modo me lo chiedesse, le mie mani cercavano di guidarlo verso i miei occhi e fissandolo solo come una leonessa innamorata del suo capobranco sapeva fare, cercavo di infondergli la tranquillità della nostra eternità. Sapevo dentro di me che avremmo vissuto l'eternità assieme. Io e Edward eravamo un'unica entità. Sin dal primo momento, in quella stanza dei colloqui, in quel mio volerlo a tutti i costi. Era mio…… ed io ero sua.
Oggi, su questa spiaggia sono io a chiederti di non lasciarmi. Non vivrei, e quando sono sola mi sento ancora più vulnerabile e divisa a metà. Sento il mio cuore battere in maniera aritmica e mi spaventa. Mi manca. Mi sento persa. Vorrei essere con lui ma oggi come allora dobbiamo stare separati. Allora non ero pronta al lavoro di batteria, ora non possiamo rischiare di essere presi. Siamo comunque ricercati e la promessa che ci siamo fatti è che se uno dei due finisse in manette l'altro avrebbe continuato con il progetto iniziale e cioè di vivere sulla nostra isola, contando sulla nostra fortuna. Niente visite, niente cauzioni. Nulla che potesse incastrare anche l'altro.
La libertà per noi era un bene prezioso e non andava sprecata.
Anche se poco credibile come promessa avrei dovuto accontentarlo.
Ma ce l'avrei fatta?
Avrei resistito in questa vita in solitaria senza di lui? Non penso, come del resto non penso neanche che lui avrebbe rispettato il patto iniziale. Piuttosto avremmo vissuto l'ora d'aria assieme.
Era quasi il tramonto, dieci lunghe ore di lontananza, passate a camminare sul bagnasciuga e a cercare di non fissare l'orizzonte. Dura, troppo dura. Cellulari esclusi, trasmettitori pure. Radio off-limits. Fuori dal mondo per la nostra sicurezza ma anche da eventuali avvertimenti o intoppi.  L'unica nostra arma in quei momenti? La pazienza.


Mentre cercavo dentro di me l'ultimo briciolo di pazienza sentii il classico ronzio del motore dello scafo di Emmett.
In contro luce, riflesso di un sole rosso l'ombra nera dei due uomini in piedi sullo scafo, quasi a dare aerodinamicità al veicolo per poter correre verso casa il prima possibile.
Pochi metri e il suo sorriso bianco rivolto a me.
Di nuovo assieme, di nuovo un'unica entità.
Non vidi neanche il movimento dell'acqua infranta dai suoi passi che fui subito travolta dall'abbraccio del mio uomo, il mio leone.
Le sue mani sui fianchi, le sue braccia a issarmi su di se.


 

-Sei debilitato…-
-È qui che ti sbagli. Il leone della foresta può ruggire e farsi la sua leonessa, almeno per oggi visto le ore di riposo forzato in attesa della visita-
La sua bocca famelica sulla mia.
Non mi accorsi di essere stata trascinata in casa fino a quando Edward non mi catapultò sul letto.
Lo vidi aggirarsi intorno alla stanza. Tende chiuse. Porta chiusa. Occhi sui miei. Lingua ad asciugarsi le labbra. Un balzo e lo trovai su me.
La sua gabbia fatta di lui era ciò che più bramavo in quel momento.
Il suo dolce e diritto naso stava segnando dei piccoli ghirigori sul mio viso, incendiando la mia voglia di contatto con lui.


Dopo il naso, decise di vezzeggiarmi con le labbra. Salate labbra. Sensuali labbra.
Labbra capaci di accendere ogni mio senso anche quelli più nascosti e indomabili. Ora le mie labbra cominciavano a muoversi sulle sue, reattive e volitive.
Schiocchi di piacere scandivano il ritmo del nostro gioco, fino a sentire la sua erezione piano piano spingersi verso il mio ingresso. Scintille e formicolii mescolati al piacere unico di sentirlo bussare alla mia porta.


-Mi sei mancato. Sei ossigeno-
-Vita mia-
Roca la voce ma leste le mani a togliermi i pochi indumenti rimasti addosso.


-Tu sei mia, se la mia vita, il mio futuro. Non ti lascio senza di me-
-Giuramelo Edward…-
-Se tu giuri di non lasciarmi…-
E in quel momento fu in me
Forte, possente, mio
-Giuro…-
Un filo di voce, anche la mia.
Le sue spinte voraci ci portarono all'apice in pochi istanti, lasciandomi senza fiato e senza possibilità di proferir parola. Mi aveva presa. Mi aveva posseduta. Io ero in balia delle mie sensazioni e non avevo modo di replicare al piacere che mi stava facendo provare.
E con questa consapevolezza lo sentii venire in me portando anche il mio corpo a spasmi violenti e interminabili, fino a sentirlo accasciarsi su di me.
-Mi sono fatto prendere cucciola, perdonami-
-Mio feroce leone, mi hai regalato un fantastico orgasmo cosa dovrei perdonarti?-
-Gli altri mille orgasmi che meritavi-
-E che arriveranno cucciolo, ora copriti e riposa-
-Stai qui con me cucciola?-
-Per sempre cucciolo. Io sono qui con te ogni volta che vorrai, ogni volta che mi vorrai accanto a te. Ora chiudi gli occhi e riposa. Io mi vesto e torno a scaldarti con il mio abbraccio-
-Promesso?-
-Promesso-
Mi rivestii e tornai da lui. Era già tra le braccia di morfeo ma feci comunque come promesso. Mi accoccolai vicino a lui e rimasi a fissare il suo volto angelico.
-Mi hai stregato piccolo diavoletto-
Lo vidi sorridere e stringendomi a se lasciai che il sonno vincesse entrambi.

martedì 1 maggio 2012

Scelta di strategia



Vi aspetto QUA per commenti e tanto divertimento!!!!






Quella sera c'era una riunione di gruppo a casa di Edward. Io stavo da lui ormai da qualche tempo e quella sarebbe stata la mia prima riunione di batteria. Arrivarono tutti in orario, precisi come orologi svizzeri. Edward li fece accomodare in salotto, Jasper con Rose ed Emmett sul divano, Edward si sedette sulla poltrona accanto e pretese mi accomodassi accanto a lui sul bracciolo.

-Jasper raccontaci tutto- esordì Edward iniziando così la riunione.

-Allora, ho studiato tutto Edward, è da tempo che a turno io ed Emmett sorvegliamo i cambi turno e quanti addetti ci lavorano. La situazione è abbastanza semplice. Utilizzano mezzi di sicurezza base, telecamere a circuito chiuso, facilmente ingannabili con loop da me già registrati, sensori vocali, alterabili e comunque con i nostri MP3 possono essere bypassati, e poi il classico raggio a infrarosso destinato alla nostra abile Rose. L'unica cosa da definire è il compito di Bella; bisogna capire a che punto di preparazione sia-

-Per ora lei ne è fuori, non potrà essere pronta prima di qualche mese-

-Edward, non mi hai mai vista all'opera-

-Per lavorare in squadra ci vuole allenamento Bella-

Mi guardò come a trafiggere la mia bocca per impedirmi di parlare oltre.

-Edward comunque avrei pensato ad una cosa: due alternative. Se agiamo di giorno ci sarà bisogno anche di Bella, Emmett potrebbe darle lezioni di guida e farà da palo.-

-Scordatelo-

-Ok capo, era un'idea-

-Parlami dei turni di guardia-

-Dunque, considera che di giorno abbiamo tre turni quindi tre cambi di guardia, ogni cambio dura un'ora, tra cambi di codici, esplorazioni e controlli vari. Ogni turno dura sei ore, per cui il tempo di azione si riduce a quattro ore, tra un cambio e l'altro. Abbiamo però un problema grande al quale sto lavorando: sono riuscito a crackare la loro rete ed ho osservato con attenzione cosa succede durante il cambio dei codici-

-Per il nostro Jasper abbiamo finalmente una sfida degna delle sue capacità-

-Nulla è impossibile, ma questi sistemi sono studiati apposta. Un qualsiasi codice può essere crackato per un hacker esperto, ciò che varia da codice a codice è il tempo che serve a cifrarlo e questo sistema di sicurezza è studiato nei minimi particolari. Come dicevo prima, le guardie in uscita dal turno ricevono via Sms un codice a quattro cifre, chiaramente criptate, altre quattro cifre vengono assegnate alla guardia entrante-

-Otto cifre ti atterrano??-

Il vocione di Emmett mi ridestò dalle parole di Jasper.

-Emmett ci sono quattro guardie per turno. Le cifre da criptare e poi crackare diventano quaranta. Da quando ho i codici abbiamo poco più di tre ore per svolgere il tutto. Rose con il Direttore nel caveau. Emmett e Edward nella sala d'attesa a tenere d'occhio le due guardie interne, io tratterrò quelle esterne con la solita scusa del Bancomat fuori uso-

-Troppo pericoloso, non mi piace, non c'è copertura di nulla per qualsiasi intoppo-

-Ok capo, ecco invece la versione notturna del piano. Dunque: al secondo piano del palazzo ci sono delle uscite di sicurezza abbastanza nascoste e facilmente accessibili per Rose. Le guardie notturne sono sempre quattro. Due all'interno, in questo caso tu Edward dovresti affiancare Rose mentre io ed Emmett sistemiamo quelle all'esterno. Rose con la nuova attrezzatura può calarsi al piano sottostante, sia con le scale oppure attraverso i condotti di aerazione, ma dato il poco tempo e la tua compagnia preferirei optare per le scale. Le due guardie interne viaggiano all'interno del piano terra equidistanti. Stesa la prima, nell'mp3 avrete frasi dette da ognuna delle guardie, in modo che se l'altra guardia si accorge di qualcosa, tramite ricetrasmittente potrete rispondere, avrete però solo trenta minuti prima che l'altra guardia raggiunga la postazione del collega e accorgersi dell'infrazione. In quella mezz'ora Rose devi bypassare il PIR e con il trasmutatore di voce potrai inserire il codice a 40 cifre-

-PIR?-

Chiesi quasi imbarazzata trovandomi quattro paia di occhi addosso.

-Il PIR, Bella, è una tecnologia di rilevazione passiva. Il rilevatore non emette alcuna radiazione IR. Le fonti delle radiazioni IR sono il corpo umano e tutti gli oggetti nel campo visivo del rilevatore che emettono radiazioni termiche. L’energia termica raggiunge il sensore PIR a mezzo delle ottiche, come le lenti o gli specchi, che sono strutturate in segmenti. Un sensore PIR è costituito tipicamente da due elementi Infra Rossi, che convertono l’energia IR in voltaggio. Ogni segmento nell’ottica, con due doppi elementi sensibili nel sensore, crea due campi di vista che ricevono le radiazioni IR. Il campo di vista del rilevatore è determinato dal disegno e dalla somma dei segmenti nell’ottica. Cosa che ormai per Rose è una passeggiata…-

Risero della battuta di Jasper e ignorando la mia reazione di stupore proseguirono nel dibattito della strategia di azione.

-Poi ti spiego Bella, tranquilla-

Mi suggerì Edward.

-Bene. Una volta dentro e preso il bottino, dovrete fare la stessa strada fatta all'ingresso. Meglio percorrere percorsi sicuri, l'unico intoppo può essere la guardia rimasta attiva, ma in due non dovreste avere problemi. Una volta fuori abbiamo un vantaggio rispetto al cambio di guardia di un paio d'ore. E in quel tempo avremmo già demolito l'auto, bruciato gli indumenti e fatto un rapido cambio di stile. Alice ci attenderà a casa sua per tinte, abiti e documenti nuovi-

-Uhm… La fai troppo facile Jasper-

-Capo, non sarà facile, dovremmo solo essere pronti ad ogni evenienza-

-Non lo siamo ancora, per cui attendiamo che i tempi maturino per procedere-

La riunione si concluse poco dopo. Gli sguardi cupi dei ragazzi erano chiari segni di disappunto, ma alla parola del capo nessuno era in grado di controbattere.

-Perché non mi dai fiducia Edward?-

-Bella hai mai lavorato in squadra?-

-No-

-Bene, sai che un errore tuo o di chiunque altro componente della squadra, porta al fallimento della missione…-

Abbassai lo sguardo.

-Guardami Bella, non intendo la non riuscita del piano ma il probabile arresto di uno o anche di tutta la squadra, noi lavoriamo assieme da tempo. Tu ora osservaci e poi un domani ne farai parte-

-Chi è Alice?-

-Una complice, presto la conoscerai-


_______________________________



Lo osservavo dormire. Non c'era cosa più bella di quel corpo rilassato e disteso da ammirare. Ma non riuscivo mai a fermarmi solo a guardarlo. Le mie mani prendevano vita, cercavano la sua pelle diventata così chiara in quei lunghi giorni di esilio forzato. Jasper con l'aiuto della sua compagnia avevano fatto un ottimo lavoro. La ferita ora era ben visibile ma mi aveva assicurato Jasper stesso che col tempo sarebbe rimasto solo un piccolo segno. Non perché fosse uno sfregio ma quell'avventura dovevamo dimenticarla entrambi.

Uscii dalla camera per fumarmi una sigaretta, quando tornai in casa lo trovai sul divano che armeggiava con il satellitare. Forse inviava notizie e parametri a Jasper.

-Con quale delle 24 amanti parli?-

-Dunque… la numero 22, la 18 e la 9…-

Un sorriso sorgnione lampeggiò su quel viso splendido.

-Uff… Avevo un bacino ma lo tengo per me-

-Nu lo voglio…-

-Con chi parli ora? Occhio alla risposta…-

-Solo con te…-

Mani giunte e occhi da pesce lesso.

-Edward, piccolo suggerimento… Quando ti rivolgi a me devi farmi sentire la sola, l'unica, l'inimitabile…-

-Ovvio, la mia numero uno.-

-Seeee ovvio… Sei un lazzarone…-

Mi avvicinai al divano, lui gettò il telefono e si fece abbracciare, rimase seduto, non aveva ancora recuperato tutte le forze, ogni cosa poteva stancarlo, quindi lo coccolai rimanendo in piedi accanto a lui.

-Decisamente ovvio, sei la mia abbracciona-

-Era tanto che non ti avevo solo per me... E ora ti riempio... ma se non ti piace smetto.-

-Perche ti poni la domanda "se non ti piace smetto"?

-Shhh!!! Impegnamo la bocca in altro modo…-

Lo baciai, me lo presi di forza, lui, la sua bocca, la sua lingua.

-Verrà il giorno in cui ti stancherai di me amore mio.-

-Sei il mio polpo… Da te non potrei mai staccarmi, e mai mi stancherei. Non scordarlo.-

-E tu mano lesta non sei il mio polpo?-

-Ovvio che si…-

-Sentivo un paio di mani aggrapparsi in giro-

-Esatto, ero io.-

Ridemmo nell'immaginare noi due polpi avvinghiati l'uno all'altra.

Mi staccai da lui per preparare il pranzo, lui sempre sul divano ascoltando musica, canticchiava versi e parole senza accorgersi di essere ascoltato.

"Detto tra noi, sono solo un brigante, non un re,
sono uno che vende sogni alla gente,
fa promesse che mai potrà... mantenere.
Favole sì, ne ho contate ma tante, tante sai.
Detto tra noi, io non sono un gigante,
draghi non ne ho ammazzati mai…"

-Tu sei il mio gigante.-

Ma non ricevetti risposta, era preso dal suo ascolto di musica.

-Vediamo se ti scrollo dalle altre…-

Mi spogliai rimanendo con indosso un bikini semplice ma ben poco coprente.

-Ci sei riuscita-

Disse alzando gli occhi e spalancando la bocca.

Ma un attimo dopo tornò al cellulare.

-Uhm…-

Mi accomodai sul divano e cominciai a rivestirmi.

-Che stai facendo micia?-

-Mi rivesto... Sei a scoppio ritardato oggi.-

-Naaaaaa…. ci sono amour…-

Mi prese e mi stese con lui sopra nel divano.


-Solo mio?-

-Si-

Lo vidi alzarsi.

-Dove te ne vai??? Ho freddo e tu ti alzi dal divano???

Era in piedi difronte a me. Le sue mani a stropicciare la sua folta chioma.

-Ti sto ammirando-

Non capivo il perché ma era in difficoltà, cominciai a farlo parlare.

-Racconta che vedi.... al di là del mio corpo imperfetto…-

-Il tuo seno appetitoso, il tuo sederino che canta.-

Una sua mano scese ad accarezzare il mio busto, esattamente dal gluteo al seno.

-Ti piace toccare il mio corpo?-

-Si, soprattutto le tue colline, baciarle…-

E così fece.

Cercai di mantenere il controllo della voce ma fu dura.

-Sai sono a dieta, rischiano di calare un po’.-

-Le tirerò su io-

-le tue mani sono calde-

-Ti piacciono?-

-Mi piacciono le tue mani-

-E se aggiungo la mia lingua al tuo collo?-

-Trema tutto il mio corpo-

-Poi le mie mani ti scendono giù per il tuo sederino bello sodo e prendendoti in braccio…-

-Mi reggi?-

-Ovvio, basta prendere le tue gambe, metterle attorno alla mia vita, e…-

-Oddio Edward ti sento…-

Un sospiro la mia voce.


-Cosa senti?-

-Ti sento addosso. Sento la tua pelle profumata. Sento la tua voglia. Sento il tuo cuore accelerato. E soprattutto sento le nostre lingue intrecciate. Non si vogliono staccare.-

-No mai, due calamite…-

-Passerei le ore a baciarti Edward, tanto da rendere quelle tue belle labbra gonfie e livide. Così le altre 24 capirebbero di non avvicinarsi a te. Sei occupato a vita.-

-Esagerata ho già abbastanza segni sul corpo.-

-Si ma non il mio marchio. Edward di chi sei?-

-Assolutamente tuo.-

-Quindi posso marchiarti. Lasciarti i miei segni sulla pelle, i graffi della tua micia.-

-Micia tra poco dovrebbe chiamare Jasper.-

-Ecco, questi sono i momenti in cui ti rapirei... Saresti mio prigioniero, neanche su di un'isola deserta abbiamo pace.-

-Dopo la chiamata sarò tuo schiavo.-




Grazie grazie e ancora GRAZIE!!!!
Con affetto... La Vostra Erella!!!!
Vi aspetto anche nelle altre mie follie...
Il vostro Dottorino Preferito...
Il pio Edward pronto alle confessioni...

Ma lasciate che le mie ultime parole vadano a due pezzi del mio cuore:
Michela, gemella separata alla nascita.
Chi sai tu, per scrivere questa follia con me!!!