mercoledì 25 aprile 2012

Esserne parte...


Ricordo ancora quando mi chiese di essere al suo fianco, nella vita, nel lavoro. Nel suo lavoro.
-Sai, non mi dispiacerebbe averti con me anche in batteria-
Non conoscevo la "sua" batteria. In realtà non conoscevo nulla di lui se non la sua capacità di ipnotizzarmi, la sua dolcezza nell'amarmi e la sua caparbietà nel pretendermi.
Tutto era nato da uno sguardo, ma ci aveva incatenati a vita e questo lo sapevamo entrambi. Questa cosa mi stava destabilizzando; una vita intera passata nella sicurezza della mia solitudine, e ora, pochi istanti ed ero nel caos più totale.
E questo, per uno spirito solitario quale mi ero sempre ritenuta, non era buono!
-Vorrei averti accanto….sempre-
Le sue parole diventavano segni scolpiti nel mio cuore. Avrei voluto urlare la mia gioia di quei momenti ma non gli risposi subito. Non doveva vedermi come una sua proprietà, doveva guadagnarmi.
-Sai Edward, dovremmo parlarne in un altro momento, non è proprio il massimo parlare di lavoro con la propria "futura" partner appena scossa dagli spasmi di un orgasmo multiplo-
I suoi occhi risero alle mie parole e compiaciuto di ciò mi strinse a se.
-Tu, piccola impertinente, non senti il bisogno di starmi accanto?-
-Dio mio che strazio che sei Cullen-
-Non chiamarmi per cognome, non lo sopporto!-
-Uhhhh… Suscettibile!!!-
-Potessi lo cancellerei…-
-Uhm… Io un'idea ce l'avrei, ma per entrambi...-
-Ah si? Sentiamo-
-Bonnie & Clyde, insieme nella vita e nel "lavoro"-
-Tu sei folle-
-Di te... Mio bel bandito-
Mi avvicinai abbastanza da far poggiare la mia fronte alla sua, strofinai i nostri nasi.
-Benedirò a vita i poliziotti che ci hanno arrestati…-
-Scemo-
-Baciami scema-
Ma non ci fu solo il bacio…

____

Il mattino seguente fui presentata alla batteria, come nuova leva. Edward aveva disposto che la mia preparazione fisica fosse seguita da Rose.
Lei mi guardò soddisfatta e mi si avvicinò assieme ad Emmett.
-Oggi, alle due. Alla mia palestra!-
-Trema Bellina, la mia Rose è in grado di stendere un bufalo con la sua preparazione-
Ridendo ci lasciarono in compagnia di Jasper.
-Edward ho la piantina della banca. Dettagliata-
-Accessibile secondo te?-
-Uhm… Ti dirò che per la prima volta sono un po’ incerto, dovremmo approfondire il discorso tutti assieme-
-Oggi direi che un paio di vasche ci aiuteranno a schiarirci le idee e se non troveremo la soluzione più sicura per tutti aspetteremo ancora un po’-
-Non si fa nulla se non si è più che convinti…-
-Alle due accompagno Bella, ti aspetto-
-Ad oggi Edward, Bella è un piacere averti con noi-
-A dopo Jasper…-
Restammo soli e in silenzio qualche minuto.
-Ti va di farmi compagnia per un caffè?-
-Certo Edward…-
-Voglio solo ossigenarmi e prendere un po’ di aria fresca per pensare e riflettere bene-
-Non ti basto io?-
-Tu mi fai perdere il senno, mia piccola ladruncola impertinente!!!-
Gli saltai letteralmente al collo, adoravo la sua impertinenza.
Le sue mani, alle volte brutali, erano capaci di farmi sentire donna, che fosse una coccola, che fosse gioco o sesso, ero cera nelle sue mani e lui lo avvertiva. Non volevo lo capisse ma poi essere plasmata da lui non mi dispiaceva affatto. Avrei preferito fargli pensare che fossi io a guidare il gioco, ma non sempre và come vogliamo; d'altro canto non mi dispiaceva.
Lui mi guidava verso il piacere e io non potevo fare altro che goderne….consapevole vittima del mio amore.

-Bella…-
-Edward, sono qui fuori…-
-Torna a letto-
-Che c'è mio ferito di guerra?-
-La benda si sta macchiando-
-Certo… Se tu stessi un po’ più fermino la notte…-
-Con la mia bomba sexy nel letto? Impossibile…-
Presi dal mobiletto del bagno le garze, disinfettai la ferita di Edward; mi faceva sempre un po’ tremare le gambe vedere quel taglio in pieno petto. Jasper aveva fatto un lavoro eccezionale ma quel segno ancora bruciava nella mia memoria di quei momenti terribili. Passai con le dita sul contorno della ferita, sui punti. Impotenza e paura si impossessarono di nuovo di me.
-Come avrei fatto senza di te…-
-Quello che ogni persona fa quando perde il suo compagno. Avrebbe mantenuto vivo il ricordo di questo amore e sarebbe andata avanti-
-Edward non puoi dirmi questo. Non ce la farei mai senza di te-
-Ora che tutto è passato non dobbiamo pensarci più, giusto?-
-Giusto-
-A che pensavi poco fa in terrazzo?-
Sorrisi al suo repentino cambio di discorso; era capace di farmi girare la testa per quanto fosse scaltro, acuto e rapido nel cambiare completamente discorso.
-Pensavo al periodo di allenamento mio ed alla preparazione del piano alla National Bank-
-Bei tempi, tu e Rose sul tappeto, uhmmm….-
-Depravato…-
-Due corpi sudati tutti da guardare…-
-Due???-
-Eh si, all'epoca il corpo di Rose era da favola-
Mi alzai indispettita.
-Dove scappi micia-
Mi prese appena in tempo per i fianchi, stavo alzandomi dal letto ma mi ritrovai di nuovo stesa accanto a Edward.
-Andavo a chiamarti Rosalie-
-Smettila permalosa e resta qui accanto al tuo cucciolo bisognoso di tante cure e tante coccole-
La sua presa si rafforzò facendo aderire il mio fondo schiena al suo bacino. In ogni contatto eravamo complementari, due tessere di un puzzle indivisibili.
Sbuffando mi lasciai andare a quell'abbraccio.
-Sei tremendamente sexy quando ti arrabbi-
-Non sono arrabbiata-
-Ah no?-
-Gelosa…-
-Ecco…-
-Io ti amo Edward e ti amerò finché entrambi vivremo.-
-Anche io mia piccola Ringhio travestita da barboncina!!-
Ridemmo insieme della sua battuta e ci trovammo di nuovo occhi negli occhi sdraiati sul nostro comodo letto.
-Questa volta ho avuto troppa paura-
-Anche io Bella, non credevo di potercela fare ma la tua mano e la tua volontà non mi hanno mai abbandonato-
-Ho avuto troppa paura-
-Basta Bella è tutto finito. Io sono qui e abbiamo finito con la nostra "carriera". Stai tranquilla, non ci tocca nessuno-
-Va bene amore mio, ora riposa-
-Stai qui con me-
-Non stai bene Edward?-
-Ho un po’ di freddo, forse l'antibiotico è un po’ forte…-
-Domani avviso Jasper e lo faccio venire qui-
-Domani sarà già passato tutto, resta qui tu con me e scaldami-
-Goloso!!-
-Malato?-
-Viziato!!!-
Mi stesi nuovamente accanto a lui, lo abbracciai e lasciai che la sua testa si poggiasse sul mio seno. Dopo qualche minuto lo sentii assopirsi e respirare un po’ più profondamente. Lo coprii e tornai alla mia terrazza…..avevo bisogno di aria.

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-Bella, nel nostro mestiere l'agilità è tutto. Saltare ostacoli estemporanei sul percorso di fuga è fondamentale. Si recuperano metri e secondi vitali, come il saper colpire un ostacolo mobile e atterrarlo in pochi colpi. Ci permette di fare il lavoro in pochi istanti ed essere veloci come saette, senza alcun impedimento. Quindi fuga assicurata.-
Ascoltavo Rose incantata. Si muoveva come una fiera pantera elegante....ma letale. Era un'ammaliatrice; al suo passaggio ogni uomo ne rimaneva ipnotizzato. Curve morbide, capelli folti e lunghi ad accarezzare la schiena spesso scoperta da un abbigliamento solitamente succinto, ma mai volgare. E questo era l'asso nella manica. Poteva ipnotizzare con un colpo d'anca il malcapitato e stenderlo a causa dei suoi muscoli.
Quel primo pomeriggio di allenamento fu estenuante. Facemmo un'ora di riscaldamento tra step e corsa.,Già dopo la prima mezz'ora ero sfinita, ma Rose era instancabile. Durante la seduta di step ebbi modo di vedere i ragazzi in piscina fare le loro vasche. Sia Edward che Jasper avevano larghe spalle e muscoli scolpiti nell'acciaio, gambe tornite e muscolose al punto giusto.
-Vengono anche ai nostri allenamenti, ma queste prime sessioni per te servono a rimetterti un po’ in pari....presto farai palestra con quell'adone del tuo uomo-
Sembrava leggermi nel  pensiero.La fissai stranita.
-Sei scesa di ritmo fissando quelle due statue di bronzo di là dal vetro, sono donna anche io, anche se tra quei due non c'è il mio uomo so apprezzare la bellezza di un fisico ben mantenuto…-
Ridemmo. Ero sfacciata ma Edward era disarmante per quanto bello e osservarlo a distanza mi faceva sentire insicura, lui era mio e tutti lo dovevano sapere.
Rose mi chiamò per la sessione di kick-boxing, altra ora estenuante. Mi spiegò l'ABC della tecnica e soprattutto come ripararsi da eventuali attacchi o prese.
-Come ti dicevo prima, l'agilità è tutto. Saper schivare un colpo o sgusciare via dal fermo di una guardia è quello che imparerai da queste lezioni, in più tirar bene un calcio o un gancio può stendere l'ostacolo di fronte a noi e darci il vantaggio della fuga-
Mi sembrava di essere entrata in un giallo di quelli che fanno alla televisione. Prendevano tutto sul serio. Nulla veniva lasciato al caso.
l'ultima ora era destinata al Pilates, ginnastica rafforzativa alla quale si unirono pure i due nuotatori.
-Concentrati Bella, cerca il tuo equilibrio fisico. La bottiglia deve rimanerti in equilibrio sulla pancia fino a che il tuo bacino non si allinea alla linea del tuo corpo-
Ero sdraiata supina con una bottiglia piena a metà di acqua all'altezza dell'ombelico, i piedi ben piantati sul materassino, le braccia aperte. Dovevo alzare il bacino senza far cadere la bottiglia. Mission Impossible!!!!
All'ennesima caduta della bottiglia osservai gli altri svolgere esercizi in modo tranquillo e senza alcun problema. Io, oltre ad essere impedita, ero pure un lago di sudore.
-Bella per oggi basta, tra due giorni riproveremo. Ora va a rinfrescarti-
Sfinita mi stravaccai a terra. Non ne potevo più. Il mio uomo si sdraiò su di me.
-Doccia?-
-Sig. Cullen, lei è stato in acqua fino ad ora, senza considerare la doccia post nuotata che si è appena fatto e vuole ribagnarsi?-
Avvicinò le labbra al mio orecchio.
-Voglio far bagnare te…-
Un turbinio di emozioni tutte in una volta sola, eccitazione, lussuria e bramosia. Mi sentii sollevare e come un sacco di patate mi caricò sulla spalla.
-Rose hai due minuti per prendere il tuo cambio dallo spogliatoio femminile  perché ho intenzione di chiuderlo!!!-
-Edward!!!-
Urlai e sgambettai ma dopo aver sentito Jasper ridere e Rose correre verso lo spogliatoio mi sentii come un animale in gabbia pronto ad essere sacrificato.
Come Rose uscì dallo spogliatoio Edward vi si diresse all'interno.
-Tu… Ladruncolo impertinente che non sei altro…-
-Ora dimmi che non sei già bagnata all'idea di una doccia con il tuo uomo-
Non ero bagnata, di più.....l'eccitazione era a mille, ma non doveva trattarmi così davanti a tutti.
Si diresse verso i box doccia e ci si buttò dentro con me ancora in spalla. Aprì il getto d'acqua e poi mi fece scendere, mi ingabbiò contro la parete.
-Tu sei mia. Sei solo mia. E vederti su quel tappeto sudata e stremata mi ha ricordato questa mattina, a quando hai urlato il mio nome e mi sono eccitato di nuovo-
Si appoggiò a me. la sua erezione svettava netta al di sotto di quel misero pantalone di felpa.
-Sentilo come ti reclama. Mi ci sono volute 60 vasche e due lunghe docce, ma non riesco a calmarlo-
Ci spogliammo in un lampo, mi aggrappai alle sue spalle, lui mi issò sui suoi fianchi e in un attimo fu in me. Avevo le sue parole in testa e il suo membro pulsante in me che chiedeva solo di esplodere per quanto avesse dovuto aspettare ad avermi. Quasi come se fossero passati mesi dall'ultima volta che avevamo fatto l'amore. Mi mancava il fiato, era immenso, pieno e pulsava ad ogni colpo di bacino a cui andavo incontro. Cominciai a non trattenere più la voce, rantoli e ansiti si alternavano.
-Urla bimba, urla e fammi sentire quanto ti piace.-
La sua presa sui miei glutei si fece più salda e cominciò ad affondare sempre più velocemente.
-Dio cosa sei…-
-Ed… Ed…-
-Si bimba… Cosa vuoi ?-
Mentre parlava aumentò nuovamente il ritmo e il mio orgasmo esplose impetuoso lasciandomi solo la voglia di urlare il suo nome e fondermi con lui in un'essenza unica.
-Edward….-
Le mie dita si infilarono nella sua pelle, le mie gambe irrigidite dagli spasmi cominciarono a tremare, distesi il mio collo poggiando la testa al muro, riprendendo così il giusto ritmo di respirazione.
La testa di Edward si poggiò sul mio sterno, diede le ultime spinte per poi esplodere in me. Questa volta lui affondò i suoi denti sulla mia spalla, il suo respiro si fece affannoso e lo sentii irrigidirsi per poi venire in me.
Al mio tremore si aggiunse il suo che ci trovò impreparati e scivolammo a terra nella doccia. Tra risa e acqua ci rilassammo giusto il tempo di sentire di nuovo la sua voglia pronta.
-Cucciolo sei insaziabile…-
E rifacemmo l'amore con un po’ più di calma.



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Non so come ringraziarvi se non continuando a scrivere e farvi sognare, così come sogno io!!!
Vi aspetto QUI per parlarne e discuterne!!!!
Paola...



sabato 21 aprile 2012

La Nostra Isola...



Capitolo 1

Erano da poco ripartiti; Emmett e Rose. Edward era steso sul letto, lo stesso che con tanta cura avevo preparato per accoglierlo a casa nostra…..una piccola capanna nascosta tra le palme al fresco e dallo sguardo di pescatori curiosi.
Avevamo scelto le Fiji, avevamo comprato la nostra isola.
Manie di grandezza? Forse, ma dovevamo chiuderci il mondo alle spalle, buttare via il passato, gettare la chiave dei ricordi e pensare al nostro futuro.
Avevamo vinto contro tutti, avevamo visto la parola fine negli occhi l'uno dell'altra troppe volte, ma l'amore per la vita, la bellezza della nostra vita a due ci aveva sorretto….sempre…..anche oggi. 
Oggi, dopo che nei suoi occhi ritrovo quell'oceano verde che mi placa il cuore e mi scalda l'anima; oggi, dopo che ho tremato di paura nel vederlo accasciato a terra. 
"Un lago rosso e occhi vitrei a cercare i miei. Avevo sentito la paura invadere la mia pelle, infilarsi sotto il primo strato e impossessarsi dei miei sensi. 
Freddo….brividi miei…..riflessi dei suoi.
La paura di veder chiudere quelle gemme e non poterne godere più.
-Bella… Ho sonno…-
-No amore mio, resisti, fallo per noi, per me. Sola senza di te ricordi? Sono nulla!-
Emmett correva come una furia per le vie di New York, Rosalie tamponava le ferite di Edward ed io, sostenendogli la testa, cercavo di farlo rimanere sveglio.
-Non mi abbandonare anima mia, non lo fare o verrò ovunque sei per prenderti a calci quel bel sedere che ti ritrovi…-
Le mie guance fradice di tensione cercavano di smorzare la crudele realtà per tenermelo accanto. Doveva stare con me, avremmo avuto vita eterna, era l'ultima prova d'amore che ci era stata mostrata, la più dura forse. 
Ma in quel momento mi veniva chiesta forza, per entrambi, pensando ad ogni singolo minuto di vita assieme. Li avrei resi reali ricordandoli per lui e poi, sul nostro percorso di vita, ne avremmo tessuto una nuova trama. Io e lui.
-Amore mio veglierò su di te. Quando non vedrai che il buio sentirai le mie mani tenerti con qui, accanto a me, perché tu sei me-
La mano di Rose a stringere la mia spalla. 
-Tu, tu solo hai la chiave del mio cuore, tu solo sai vedere e riaccendere la luce nei miei occhi. Mi hai reso donna, la tua donna. Voglio le tue mani su di me che si muovono, mi scaldano l'anima, mi servono come il sangue serve al cuore-
La sua semplicità nei gesti, nelle parole…questo mi aveva colpita. Lui che era lussuria, lui che era alla ricerca della bella vita, mi aveva sorpreso con i suoi piccoli gesti nei miei confronti….una rosa, un appuntamento, un bacio a fior di labbra….e divenni subito sua. Il ladro gentiluomo mi aveva rubato l'anima.
-Per tutto quello che siamo amore mio, per quello che ci siamo promessi, tu devi restare con me, dobbiamo colorare il nostro cammino, le notti in bianco e nero che ci aspetteranno e i figli che ci verranno donati. Fammi essere ancora la tua donna, la tua compagna… Resisti amore mio, perché ovunque andrai io ti seguirò-
La paura stava ricoprendo anche i miei occhi, ma sentii il furgone rallentare, le sirene non suonavano più.
Vivi o morti?
Paradiso o limbo?
La luce che investì il retro del furgone fu rivelatoria.
Scampammo alla polizia anche quell'ultima volta. Emmett, pilota eccezionale, ci permise di arrivare da Jasper, fratello di Rose. Avevano studiato medicina; anche lui faceva parte della "banda" in quanto primo e unico soccorso medico, data l'illegalità delle ferite che ci venivano procurate.
Rose, un'amica, un'ottima compagna di viaggio, una pantera in gonnella in missione, agile e scaltra, era l'anima della banda, colei che teneva stretto il gruppo. 
Edward, fratello di Emmett, era entrato nel gruppo poco prima di conoscermi. Lui era diventato il leader nel giro di poche battute di "caccia". Autocontrollo, fermezza e lucidità, cose che ad Emmett, giovane e orso, mancavano. Avrebbe imparato dal mio uomo ad avere le doti per comandare un domani.
Io ero stata l'ultimo acquisto.
Ricordo ancora quando lo vidi per la prima volta. 
"Ero stata portata in centrale. Ero stata scambiata per una prostituta da due poliziotti di pattuglia; mi avevano proposto una cosa a tre al fine di evitare la gattabuia. La mia risposta negativa li fece arrabbiare e mi portarono dentro. Durante l'interrogatorio spiegai il vero motivo della mia permanenza su quei marciapiedi. Fottevo le borsette delle prostitute come scendevano dalle auto dei clienti. Mi permetteva di avere qualche giorno di respiro.
Quella sera in centrale vidi per la prima volta quel mare verde, e ne fui attratta da subito. Lo vidi sparire dietro una porta, in quel momento i suoi occhi si fissarono sui miei….un attimo…una vita. 
Assorta ad osservarlo non sentii il poliziotto che mi chiedeva di seguirlo, così forzandomi per l'avambraccio mi alzò di peso. Le mani ancora legate dalle manette.
Arrivammo davanti alla stessa porta dove Lui era sparito alla mia vista.
Il cuore sussultò quando la mano del poliziotto si posò sulla maniglia e aprì quella porta.
Era la stanza dove facevano le foto segnaletiche. E lui era li, davanti a quell'obiettivo. Un modello, una statua, un mix di muscoli scolpiti sul suo corpo. Una canottiera bianca che aderiva a suoi pettorali in maniera indecente. 
Il mio sguardo fisso su di lui era indecente, fino a che non divenne famelico una volta arrivato all'altezza dei jeans. Mai il denim mi era parso sexy e seducente. 
Scrollai la mia testa e alzai gli occhi sul suo viso. Mi stava penetrando l'anima proprio come io avevo fatto con lui. Il poliziotto mi levò le manette e mi consegnò il cartello con i miei dati per le foto. L'istinto vinse su di me; in quel momento, in quella stanza piena di divise, macchine fotografiche e pistole, per me non c'era altro che lui. 
Corsi verso di Lui, mi aggrappai a Lui, mi presi Lui, scelsi Lui….e Lui si fece scegliere.
Lo baciai. 
Lo abbracciai.
Lo strinsi a me.
-Sei mio…- gli sussurrai sulle labbra.
-Tuo prigioniero mia piccola leonessa…- risi alle sue parole, 
ma non sentii nulla di ciò che attorno a noi si stava scatenando…..l'inferno.
-Fermi o sparo!!!!-
Il poliziotto che mi aveva in custodia stava puntando la sua pistola su di noi. Lui si mise col corpo davanti al mio e con una calma degna di un felino si rivolse al poliziotto.
-Non siamo armati, era solo un bacio cosa credi che possiamo mai fare, colpirvi? Per cui abbassa la pistola e ci calmiamo tutti-
Era uno scudo, una fortezza, ed io mi sentii subito tranquilla.
-Sig. Cullen conosce questa ragazza?-
Lui si voltò verso di me, mi sorrise di un sorriso che mai dimenticherò, strizzò l'occhio e si rigirò verso la guardia.
-Lei è la mia donna-
E il cuore cominciò a volare oltre quell'edificio, oltre il cielo, oltre tutto ciò che era tangibile. Le sue parole ci salvarono da altri giorni di cella. La sua prontezza si dimostrò anche nel prendersi cura del mio caso. Fece pagare anche la mia cauzione e alle quattro del mattino eravamo entrambi fuori dalla centrale.
Io fissavo il marciapiede, il rumore dei suoi passi cessò. Mi fermai anche io e voltandomi lo trovai a fissarmi.
-Tu devi decisamente essere la mia donna-
Il mio sorriso si spalancò.
-Chi ti dice che io lo voglia? Sig. Cullen…-
-Il fatto che il tuo corpo è già qui tra le mie braccia, siamo calamite signorina…-
-Swan, signorina Swan…-
-E questo bel cigno nero possiede un nome?-
-Si, ma lo svelo solo agli amici-
-Peccato. Io non posso essere tuo amico-
Serio.
"Oh mamma!!" pensai… dovevo aver tirato troppo la corda.
-Peccato perché io voglio essere il tuo amante-
E le nostre labbra si fusero in un ballo lento e dolce.
-Isabella-
-Edward-
Il momento che per sempre cambiò la mia vita.
La sua mano a carezzare le mie guance. 
-Calamite io e te-
Fu come essere al sicuro dopo una vita di fatiche, fu come tornare a casa dopo un turno di lavoro estenuante. Fu pace.




-Bella, che fai? A che pensi?-
-Ciao amore mio, pensavo al nostro primo incontro-
-Calamite io e te-
-Si Edward, calamite. Però ora torna a letto devi riposare-
-Tu però stai con me?-
-Per sempre-

 
 



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Non so come ringraziarvi se non continuando a scrivere e farvi sognare, così come sogno io!!!
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Paola...







Prologo


Ecco qua il mio ultimo delirio.
Spero riesca a divertirvi ed emozionarti anche con questa nuova avventura!!!
Vi voglio ringraziare in anticipo per l'attenzione che mi presterete...








Siete Linfa!!!




- PROLOGO-






Bella thoughts

La giornata su quest'isola in attesa di lui era stata estenuante. Mi ero ripromessa di stare tranquilla, ma il silenzio che ci eravamo imposti, per evitare intercettazioni e polizia, mi aveva fatto impazzire. Il mio cervello non avrebbe retto oltre. Entrai nella piccola palafitta costruita per noi e cercai qualcosa che mi aiutasse a distrarmi e a non pensare ad Edward. Tutto era filato liscio fino ad ora. Era in buone mani e me lo avrebbero portato qui, sano e salvo.

Presi allora una bottiglietta d'acqua e decisi di camminare un po’ sul bagnasciuga senza allontanarmi troppo; stare ferma era diventato impossibile.
Camminai per una mezz'ora fino a quando, tornando verso il nostro rifugio, sentii il rumore di una barca a motore; era come Emmett me l'aveva descritta: bianca con il bordo blu.
Corsi a nascondermi dietro alle frasche della vegetazione isolana, non potevo permettermi ne errori ne sciocchezze: la sicurezza veniva prima di tutto.
Quando fu più vicina notai "Rosalie", il nome di battesimo dato alla barca svettava sul fianco. Riuscii a mettere a fuoco la chioma nera di Emmett alla guida, i biondi boccoli della sua Rosalie ed una terza testa un po’ più nascosta ma di un rossiccio ben definibile che mi permetteva di tirare un sospiro di sollievo.
A destinazione.
A casa.
Liberi per sempre.














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