domenica 28 ottobre 2012

Codice 10-52


 

- Capitolo 10 -

Avevo conosciuto Alice solo la settimana prima del grande colpo. Jasper, il noioso, come lo definivo io, mi aveva presentato la sua donna in occasione di una delle nostre ultime riunioni. Secondo Edward era una mossa azzardata, ma dato l'alto numero di compiti che ognuno di noi aveva, era necessario un ulteriore aiuto, esterno di certo, ma comunque necessario.
Così, dopo una serie di consultazioni, prese il posto di Jasper quale solito palo. Il suo compito era semplice. Attenderci nel van mantenendolo acceso e controllare eventuali incursioni di pattuglie impreviste.
L'orario di chiusura della banca al pubblico era previsto per le 18.00, noi avremmo atteso il primo cambio di guardia, previsto come ogni sera tre ore più tardi, alle 21.00, ora in cui non c'era molto traffico, ma avevamo studiato ogni particolare. In caso di necessità sarebbero stati piazzati diversi mezzi di fuga; motociclette e scooter nascosti nei vicoli che imboccavano il percorso di fuga principale.
L'opzione scelta per il piano era quella notturna, la più sicura, per lo meno per le varie scelte previste; Edward si era convinto dell'idea primaria di Jasper, con qualche piccola modifica. Secondo lui non potevamo stare lontani, separati saremmo stati in pensiero per cui ci preparammo ad accedere assieme al bunker. La sua agilità era pari a quella di Rose…..sorprendente.
Lavorammo per due giorni interni al percorso e ai suoi ostacoli. Il fatto era percorrere lo spazio previsto senza dover toccare nulla o lasciare segni, tutto poteva essere segno di riconoscimento e quindi di rintracciabilità.
Il piano si sarebbe svolto in poche semplici mosse.
Rose sarebbe salita al secondo piano della banca passando dallo stabile accanto. Una fune arpionata da far agganciare ad uno dei balconi dello stabile della banca le avrebbe permesso di accedervi scivolandoci sopra. Una volta arrivata allo stabile lo avrebbe sganciato e fatto cadere a terra in modo che Emmett potesse recuperarlo.
Lui e Jasper avrebbero girato intorno allo stabile per mettere fuori uso la prima coppia di guardie e poi le telecamere di sicurezza. Jasper, al momento opportuno, avrebbe fatto attivare la registrazione appena fatta in loop, in modo da non permettere di mostrare eventuali fughe dalle porte principali, il tutto immettendo in rete la registrazione tramite un firewall detto “packet filter”, facendo in modo che il router la facesse passare come buona, permettendo così la nostra entrata in modo sicuro. Era un genio, questo glielo dovevo……un noioso genio!
Questo chiaramente veniva attivato attraverso un cellulare acquistato via internet, e destinato al bidone dell'immondizia qualche ora più tardi dal suo utilizzo.
Svolto il loro compito, i due scimmioni si sarebbero divisi; Jasper avrebbe raggiunto Alice nel van a svolgere l'attività di decodifica da passare ad Edward, mentre Emmett avrebbe raggiunto il retro e atteso Rose per l'apertura del varco con me ed Edward.
Le prime due guardie si trovavano all'interno della sala d'attesa.
Rose, una volta dentro, con molta attenzione sarebbe scesa fino al piano terra ed aperto le finestre poste sul retro per permetterci di entrare e stendere le altre due guardie. Raccolti i quattro cellulari con le sedici cifre a loro disposizione, le avremmo passate a Jasper, per lo meno una parte del codice da crackare gliela avremmo risparmiata. E nel turno di notte con una guardia in meno mancavano solo le altre 16 cifre.
Sistemate le guardie interne, rendendole innocue, saremmo passati alla fase cruciale del piano: attendere i codici da Jasper per poter aprire il caveau.
Tramite gli auricolari, Jasper, avrebbe dettato a Edward il codice. Io e lui saremmo entrati all'interno del caveau ed avremmo fatto man bassa del contenuto.
Tutto ciò assistiti da altri quattro occhi rivolti verso l'esterno a comunicarci eventuali intrusioni dell'ultimo minuto. Rose ed Emmett avrebbero riempito i vari sacchi che riempivamo io ed Edward.
L'uscita molto più rapida sarebbe comunque avvenuta dal retro e, dopo aver ottenuto da Jasper il benestare, saremmo corsi al furgone.
Il tutto sarebbe stato svolto in massimo 30 minuti. Ma purtroppo qualcosa non funzionò proprio come stabilito.

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-Edward svegliati…- ma non ebbi risposta.
-Edward ti prego. Non voglio vivere senza te. Non voglio avere altri giorni senza te al mio fianco, non posso-
Il suo corpo era ormai bianco ed ora dopo ora perdeva calore. Jasper era scomparso, il medico dell'isola non riusciva più ad avere sue notizie ed io non sapevo più a chi aggrapparmi.
-Signora, dobbiamo provvedere a nuove trasfusioni ed io non ho più sangue di scorta-
-Analizzi il mio-
-Isabella non so se sia il caso-
-Lo è…-
Lo fissai a lungo in attesa di una sua mossa che presto arrivò.
-Farò un prelievo e domani avremo la risposta. Per ora non posso fare altro, per cui mi dia il braccio, tra poco sarà buio e tornerò a casa per poter organizzare l'eventuale trasfusione-
Allungai il braccio e tirai su la manica della camicia. Glielo porsi e mi voltai verso Edward.
"Questo amore mio è per te. Io non posso vivere se tu non sei al mio fianco".
Quella notte non chiusi occhio, restai seduta sul letto carezzando il volto del mio angelo assopito. Era così bello da far male agli occhi eppure non riuscivo a staccarmi da lui, dal suo profilo, dalle sue labbra così perfette ma così ferme.
Era come se stessi vivendo un incubo, ma un incubo bello, perché attorno ai pensieri negativi c'era lui nella sua luce, nel suo amore e nella sua bellezza.
Alle prime luci dell'alba il rumore della barca del dottore mi ridestò dal torpore.
Gli andai incontro e mi resi conto che trasportava due grandi borse termiche. Lo raggiunsi e lo aiutai a trasportarle sino in casa. Erano grandi ma leggere.
-Ho portato il necessario Isabella. Tu sei Rh negativo mentre Edward è positivo-
Sembrava una bestemmia per la smorfia che fece nel dirlo.
-E questo è bene o male?-
-Questo al momento è un bene, può ricevere il tuo sangue, ma ricordatevi Isabella che siete lontano da tutto, se dovesse succedervi qualcosa devo assolutamente trasportarvi in ospedale-
-Questo mai! La trasfusione è possibile?-
-Si-
-Bene, procediamo-
Perentoria e impettita, lo lasciai alla sua attrezzatura. Preparai del caffè e poi lo raggiunsi di nuovo.
-Deve stendersi e potrò procedere con il prelievo, dopo di ché potrà fare colazione-
Mi sistemai accanto ad Edward e attesi l'ago.
Mi assopii durante il prelievo, la stanchezza e la debolezza ebbero la meglio.

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Una pattuglia…..per caso.
Ecco cosa non funzionò.
Una coppia di agenti che inaspettatamente passarono di lì.
Quattro tipi vestiti di scuro con zaini e sacchi carichi a poca distanza della banca.
Fu un attimo.
Il loro altolà. Le mani di Emmett a cingere le nostre vite e farci salire sul van. Edward a copertura sparò qualche colpo.
Il gelo invase le mie vene.
Un urlo, quello di Rose.
-Sei ferita?-
Le urlai…
-Edward, chiudi il portellone!!!-
Questa volta era Emmett ad urlare.
Poi lo vidi scattare verso il posto guida e strappare il volante dalle mani di Jasper.
Edward si era accasciato al pavimento del van. Non riuscivo a capire.
Poi vidi Jasper avvicinarsi a lui.
D'istinto presi di mano la pistola ad Edward e cominciai a rispondere al fuoco della pattuglia che ancora avevamo alle costole.
Ad un certo punto senti le sue braccia forti prendermi la pistola e scansarmi dietro di lui come a proteggermi. L’arma tornò nelle sue mani, e continuò a fare fuoco, fino a che non colpì una delle ruote e la gazzella, urtando il marciapiede, cominciò a sbandare per poi finire fuori strada.
Edward si voltò verso di me giusto il tempo di vedere i suoi occhi balzare all'indietro e svenire.
Quando si accasciò a terra mi resi conto che era stato ferito. Emmett, avendo visto il proiettile ferire Edward, aveva mandato Jasper per poterlo assistere ma io, la solita gatta cieca, mi ero messa nel mezzo. Avevo fatto si che Edward si sforzasse nonostante fosse ferito in pieno petto.
Il sangue aveva ricoperto anche i miei abiti. Le mie mani a premere sulla ferita mentre Jasper mi dava istruzioni, ma non lo sentivo. Non riuscivo a sentire nulla. Mi ero focalizzata sul battito del cuore di Edward. A poco a poco sempre più debole. Rose si avvicinò ad Edward dando una mano a Jasper, data la mia immobilità.
Un lago rosso ed occhi vitrei a cercare i miei.
Avevo sentito la paura invadere la mia pelle, infilarsi sotto il primo strato e impossessarsi dei miei sensi.

Freddo….brividi miei…..riflessi dei suoi.

La paura di veder chiudere quelle gemme e non poterne godere più.

-Bella… Ho sonno…-

-No amore mio, resisti, fallo per noi, per me. Sola senza di te, ricordi? Sono nulla!-

Emmett correva come una furia per le vie di New York, Rosalie tamponava le ferite di Edward ed io, sostenendogli la testa, cercavo di farlo rimanere sveglio.

-Non mi abbandonare anima mia, non lo fare o verrò ovunque tu sia per prenderti a calci quel bel sedere che ti ritrovi…-

Le mie guance fradice di tensione cercavano di smorzare la crudele realtà per tenermelo accanto. Doveva stare con me, avremmo avuto vita eterna, era l'ultima prova d'amore che ci era stata mostrata, la più dura forse.

Ma in quel momento mi veniva chiesta forza, per entrambi, pensando ad ogni singolo minuto di vita assieme. Li avrei resi reali ricordandoli per lui e poi, sul nostro percorso di vita, ne avremmo tessuto una nuova trama. Io e lui.

-Amore mio, veglierò su di te. Quando non vedrai che il buio, sentirai le mie mani tenerti con qui, accanto a me, perché tu sei me-

La mano di Rose a stringere la mia spalla.

-Tu solo hai la chiave del mio cuore, tu solo sai vedere e riaccendere la luce nei miei occhi. Mi hai reso donna, la tua donna. Voglio le tue mani su di me che si muovono, che mi scaldano l'anima, mi servono come il sangue serve al cuore-

La sua semplicità nei gesti, nelle parole…questo mi aveva colpita. Lui che era lussuria, lui che era alla ricerca della bella vita, mi aveva sorpreso con i suoi piccoli gesti nei miei confronti….una rosa, un appuntamento, un bacio a fior di labbra….e divenni subito sua. Il ladro gentiluomo mi aveva rubato l'anima.

-Per tutto quello che siamo amore mio, per quello che ci siamo promessi, tu devi restare con me, dobbiamo colorare il nostro cammino, le notti in bianco e nero che ci aspetteranno e i figli che ci verranno donati. Fammi essere ancora la tua donna, la tua compagna… Resisti amore mio, perché ovunque andrai io ti seguirò-

La paura stava ricoprendo anche i miei occhi, ma sentii il furgone rallentare, le sirene non suonavano più.

Vivi o morti?

Paradiso o limbo?

La luce che investì il retro del furgone fu rivelatoria.


lunedì 1 ottobre 2012

Ti vedo ma....



Capitolo 9


Io non so cosa succede; mi trovo sospeso a cercare di urlare senza poter essere ascoltato. Sono ore che cerco di farti sentire la mia voce amore mio, ma è come se la mia gola fosse infiammata e non riuscisse a far vibrare le mie corde. Voglio farti capire che sono qua, che ti vedo, ti sento e che mi manca parlarti.

Vorrei avere capacità di farmi ascoltare ai miei muscoli il comando che da ore cerco di dare loro. Abbracciatela, deve sapere che sono qui accanto a lei.

Ma nulla si muove, neanche un battito di ciglia a darti modo di capire che sono qui, con te.

Ti ho già sentita piangere una volta in modo disperato come la notte scorsa ed il mio cuore ha subito un tonfo…..di nuovo.

"Il rumore di uno sparo. Il tempo congelato. La canna fumante, precisa e spietata. Il mio moto incondizionato verso il suo corpo in fuga. Un riflesso dato dall'istinto. Sembra di vedere un documentario dove il leone attacca i cuccioli di gazzella, l'istinto porta la madre al sacrificio.
Dicono che il metallo a contatto con il corpo sia freddo e innaturale…..non è così. È come una lama che attraversa il burro. Neanche il rumore della pelle che si lacera. Nulla. Il buio prende il sopravvento. Un improvviso odore di rame e un brusio più simile ad un fischio alle orecchie. Un punto bianco, apparentemente sfuocato, a poco a poco si ingrandisce o si avvicina, non ho prospettiva. E io non posso fare nulla. Posso solo accettarlo….. Immobile. Ma la confusione quella la sento bene. Il frastuono di mille campane e il luccichio di mille lucciole negli occhi. Provo a muovere le mie mani per tapparmi le orecchie o ricacciare indietro gli occhi, ma non si muove nulla. Tutto fermo. Ogni singolo muscolo risulta inattivo…… Come me. Ma io sono qui. Percepisco la voce della mia donna in lontananza, come se avessi dell'ovatta nelle orecchie, percepisco la sua voce ma non capisco cosa mi stia dicendo. Poi sento il tocco di tante mani, calde mani, quasi bollenti. Percepisco il vuoto, non ho mai sofferto di vertigini ma il mio stomaco sta facendo capriole e ho paura di sprofondare. Sento però il mio corpo saldarsi contro braccia possenti e ferme. Di sicuro Emmet, l'unico capace di reggere una persona di 78 chili come fosse una piuma e tenerla salda al suo corpo muovendosi comunque agilmente. Riconosco il suo odore di muschio bianco, l'ho sempre preso in giro per questa sua fragranza poco mascolina. Vorrei capire cosa mi sta succedendo ma quel puntino, ormai così vicino a me, è un richiamo irresistibile. Decido allora di chiudere gli occhi e di non pensare più. La testa mi esplode, il corpo si sta riempiendo di brividi e non ho più voglia di oppormi a questa stanchezza. Dormo."

Come allora tutto torna, tranne quel fastidioso puntino luminoso. Non l'ho percepito e sono più sereno, ma sono immobile e non lo vorrei. Vorrei urlare al mio amore di non piangere per me, perché sono qua, accanto a lei. La sento pregare per me, ora dopo ora. Vorrei che si rilassasse un pochino, che si dedicasse a se stessa ma non mi abbandona un attimo, e mi fa soffrire questa sua chiusura.

Oggi accanto a lei c'era il medico, le misurava la pressione e l'ha costretta a mangiare. Per fortuna non è sola. Non capisco perché Jasper tardi a venire a trovarci. A quest'ora doveva già essere sull'isola.

-Isabella, che ne dice di andarsi a fare una doccia intanto che io sistemo la medicazione a Edward? Così non mi starà tra i piedi e il suo profumo, beh diciamo che comincia a non sentirsi più… Che ne dice?-

Si Bella, fai ciò che ti dice il dottore, prenditi cura di te. Curati come farei io, come ti coccolerei io. I tuoi morbidi capelli, pettinali. Poi magari puoi farti quella bella treccia che sistemi sempre da una parte, sulla spalla. Come vorrei chiudermi in quel box con te. Lavarti e poi scaldare questi gelidi muscoli con il getto dell'acqua calda. Oh magari scioglierli prendendoti in braccio e facendo l'amore con te. Quante cose vorrei fare ma non posso.

Vedo il dottore maneggiare con garze e bende ma non sento il suo tocco. Lo vedo ma non lo sento. Eppure mi sta disinfettando, sta pulendo del sangue pesto. Non sento neanche l'odore acre del sangue mischiato al disinfettante.

La cosa si sta ingarbugliando. Non capisco cosa mi stia succedendo.

Quando cerco Isabella vengo rapito da un suono celestiale, così esco dalla stanza al richiamo di qualcosa che non conosco, che non ho mai ne visto ne sentito prima d'ora.

È una luce abbagliante, diversa da quel puntino. È bella. È profumata. Pulsa, e mi attira a se. Il mio corpo sembra una piuma sospinta dal vento. Mi ritrovo in questo bagliore. Mi sento bene. Mi sento forte. Sono di nuovo invincibile. Ma come ho questa percezione cado qualche metro in basso verso terra.

E di nuovo la paura mi attanaglia il cuore.

Tutte le mie certezze cadono. Tutte le mie sicurezze si sgretolano come neve al sole. Mi sento piccolo, debole. Ho paura. Tanta.

All'improvviso da quel bagliore un raggio si avvicina a me. Come una mano per farmi di nuovo sollevare. Come sfioro il raggio sento di nuovo il calore invadermi la pelle, ogni singolo organo e d'improvviso i muscoli sciogliersi.

-Fermo Edward, non muoverti. Fermo o dovrò darti un calmante-

È la sua voce. La mia Bella.

Alzo la mano, non vedo bene, ho la vista annebbiata ma la sento accanto a me. I suoi capelli stanno sfiorando il braccio facendomi il solletico. Non voglio che si scansi. Voglio che stia li. Preoccupandosi di me. Curando me.

Il gelo improvviso nel cuore.

Mi fermo mi blocco e capisco.

L'ammonimento.

Si.

Quel bagliore è il mio giudice divino. Ho un'altra possibilità. Ma svanisce o sprofondo ogni qualvolta l'egoismo e la bramosia vengono a galla. Ho un'altra possibilità, ma per questo devo redimermi. Devo combattere i miei demoni e trovare la giusta strada. Abbiamo rinunciato all'avarizia, dovrò rinunciare al resto. In questo modo avrò di nuovo Bella. Mi correggo. Bella avrà di nuovo me. Bella è mia, lo è sempre stata. E sempre lo sarà.

Mi calmo. Respiro a lungo.

-Amore mio, sono qui, mi senti??? Edward per favore. Ti sei mosso, ti ho visto, ho bisogno di sapere che puoi sentirmi. Che non parlo invano-

Sta piangendo mentre mi chiede ciò che in realtà sto già facendo.

Isabella, vita mia, io ti sento, ti ho sempre sentita. Sono qui. Immobile ma pur sempre con te, non posso rischiare di volar via senza di te. Ti amo.

-Dottoreeee….-

Stai urlando, che hai visto? Che c'è che non va?

-...Ha mosso le labbra… Vuol parlare!!! Dottore corra!!!!-

Oh si amore mio, non sai quante cose vorrei dirti, quanto ti abbia trovata splendida in quella doccia dove hai pianto per me, o quando a fatica mi ha messo in questo nostro letto con l'aiuto del dottore. Sono sempre stato qui, e mai me ne andrò. Sto qua, per invecchiare con te per esaudire ogni tuo desiderio. Sto con te.

-Si, Isabella si sta per risvegliare. La trasfusione ha dato i suoi frutti. Ora deve stare tranquillo. E questo è il momento buono per fargli sentire che sei qua-

-Amore mio, si sono qui-

Sento le sue mani stringere la mia. Le sue labbra sfiorano la mia pelle facendola vibrare di nuovo.

Che bella sensazione averla e sentirla mia.

Parlami amore. Fammi sentire la tua voce armoniosa.

E come se mi avesse percepito la sento sussurrarmi il nostro primo incontro, in quella stanza piena di poliziotti e dove come due calamite ci siamo assaliti vogliosi.

È bello sentirlo dire dalla tua voce, è bello però sapere che il tuo ricordo è uguale al mio.

Le stesse emozioni, le stesse sensazioni.

-Edward, lo so che ti sei allontanato per la mia richiesta, ma se tu torni a me giuro che non ti farò più pressioni-

No amore mio, non giurare mai, ci amiamo e se un figlio è la tua richiesta, saprò accoglierla, amando te e ogni bambino che ci verrà donato. Ti amo, non posso perderti, e più figli faremo più pezzi di noi saranno al mondo, più amore avremo da condividere.

-Jasper mi ha fatto sapere che le acque sono agitate per cui non può raggiungerci, ma riceve un bollettino aggiornato giorno per giorno dal dottore-

Non parlarmi di Jasper parlami di noi. Raccontami del tuo amore per me. Fammi capire quanto sia stato stupido a dubitarne.

Sbatto le palpebre. È luce quella che vedo.

Mi stanno portando via.

Isabella non lasciarmi.

Non vedo nulla sono accecato.

Aiuto.