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Capitolo 10 -
Avevo conosciuto Alice solo la settimana prima del
grande colpo. Jasper, il noioso, come lo definivo io, mi aveva presentato la
sua donna in occasione di una delle nostre ultime riunioni. Secondo Edward era
una mossa azzardata, ma dato l'alto numero di compiti che ognuno di noi aveva,
era necessario un ulteriore aiuto, esterno di certo, ma comunque necessario.
Così, dopo una serie di consultazioni, prese il posto
di Jasper quale solito palo. Il suo compito era semplice. Attenderci nel van
mantenendolo acceso e controllare eventuali incursioni di pattuglie impreviste.
L'orario di chiusura della banca al pubblico era
previsto per le 18.00, noi avremmo atteso il primo cambio di guardia, previsto
come ogni sera tre ore più tardi, alle 21.00, ora in cui non c'era molto
traffico, ma avevamo studiato ogni particolare. In caso di necessità sarebbero
stati piazzati diversi mezzi di fuga; motociclette e scooter nascosti nei
vicoli che imboccavano il percorso di fuga principale.
L'opzione scelta per il piano era quella notturna, la
più sicura, per lo meno per le varie scelte previste; Edward si era convinto
dell'idea primaria di Jasper, con qualche piccola modifica. Secondo lui non
potevamo stare lontani, separati saremmo stati in pensiero per cui ci
preparammo ad accedere assieme al bunker. La sua agilità era pari a quella di
Rose…..sorprendente.
Lavorammo per due giorni interni al percorso e ai
suoi ostacoli. Il fatto era percorrere lo spazio previsto senza dover toccare
nulla o lasciare segni, tutto poteva essere segno di riconoscimento e quindi di
rintracciabilità.
Il piano si sarebbe svolto in poche semplici mosse.
Rose sarebbe salita al secondo piano della banca
passando dallo stabile accanto. Una fune arpionata da far agganciare ad uno dei
balconi dello stabile della banca le avrebbe permesso di accedervi scivolandoci
sopra. Una volta arrivata allo stabile lo avrebbe sganciato e fatto cadere a
terra in modo che Emmett potesse recuperarlo.
Lui e Jasper avrebbero girato intorno allo stabile
per mettere fuori uso la prima coppia di guardie e poi le telecamere di
sicurezza. Jasper, al momento opportuno, avrebbe fatto attivare la
registrazione appena fatta in loop, in modo da non permettere di mostrare
eventuali fughe dalle porte principali, il tutto immettendo in rete la
registrazione tramite un firewall detto “packet filter”, facendo in modo che il
router la facesse passare come buona, permettendo così la nostra entrata in
modo sicuro. Era un genio, questo glielo dovevo……un noioso genio!
Questo chiaramente veniva attivato attraverso un
cellulare acquistato via internet, e destinato al bidone dell'immondizia
qualche ora più tardi dal suo utilizzo.
Svolto il loro compito, i due scimmioni si sarebbero
divisi; Jasper avrebbe raggiunto Alice nel van a svolgere l'attività di
decodifica da passare ad Edward, mentre Emmett avrebbe raggiunto il retro e
atteso Rose per l'apertura del varco con me ed Edward.
Le prime due guardie si trovavano all'interno della
sala d'attesa.
Rose, una volta dentro, con molta attenzione sarebbe
scesa fino al piano terra ed aperto le finestre poste sul retro per permetterci
di entrare e stendere le altre due guardie. Raccolti i quattro cellulari con le
sedici cifre a loro disposizione, le avremmo passate a Jasper, per lo meno una
parte del codice da crackare gliela avremmo risparmiata. E nel turno di notte
con una guardia in meno mancavano solo le altre 16 cifre.
Sistemate le guardie interne, rendendole innocue,
saremmo passati alla fase cruciale del piano: attendere i codici da Jasper per
poter aprire il caveau.
Tramite gli auricolari, Jasper, avrebbe dettato a
Edward il codice. Io e lui saremmo entrati all'interno del caveau ed avremmo
fatto man bassa del contenuto.
Tutto ciò assistiti da altri quattro occhi rivolti
verso l'esterno a comunicarci eventuali intrusioni dell'ultimo minuto. Rose ed
Emmett avrebbero riempito i vari sacchi che riempivamo io ed Edward.
L'uscita molto più rapida sarebbe comunque avvenuta
dal retro e, dopo aver ottenuto da Jasper il benestare, saremmo corsi al
furgone.
Il tutto sarebbe stato svolto in massimo 30 minuti.
Ma purtroppo qualcosa non funzionò proprio come stabilito.
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-Edward svegliati…-
ma non ebbi risposta.
-Edward ti prego.
Non voglio vivere senza te. Non voglio avere altri giorni senza te al mio
fianco, non posso-
Il suo corpo era
ormai bianco ed ora dopo ora perdeva calore. Jasper era scomparso, il medico
dell'isola non riusciva più ad avere sue notizie ed io non sapevo più a chi
aggrapparmi.
-Signora, dobbiamo
provvedere a nuove trasfusioni ed io non ho più sangue di scorta-
-Analizzi il mio-
-Isabella non so se
sia il caso-
-Lo è…-
Lo fissai a lungo in
attesa di una sua mossa che presto arrivò.
-Farò un prelievo e
domani avremo la risposta. Per ora non posso fare altro, per cui mi dia il
braccio, tra poco sarà buio e tornerò a casa per poter organizzare l'eventuale
trasfusione-
Allungai il braccio
e tirai su la manica della camicia. Glielo porsi e mi voltai verso Edward.
"Questo amore
mio è per te. Io non posso vivere se tu non sei al mio fianco".
Quella notte non
chiusi occhio, restai seduta sul letto carezzando il volto del mio angelo
assopito. Era così bello da far male agli occhi eppure non riuscivo a staccarmi
da lui, dal suo profilo, dalle sue labbra così perfette ma così ferme.
Era come se stessi
vivendo un incubo, ma un incubo bello, perché attorno ai pensieri negativi
c'era lui nella sua luce, nel suo amore e nella sua bellezza.
Alle prime luci
dell'alba il rumore della barca del dottore mi ridestò dal torpore.
Gli andai incontro e
mi resi conto che trasportava due grandi borse termiche. Lo raggiunsi e lo
aiutai a trasportarle sino in casa. Erano grandi ma leggere.
-Ho portato il
necessario Isabella. Tu sei Rh negativo mentre Edward è positivo-
Sembrava una
bestemmia per la smorfia che fece nel dirlo.
-E questo è bene o
male?-
-Questo al momento è
un bene, può ricevere il tuo sangue, ma ricordatevi Isabella che siete lontano
da tutto, se dovesse succedervi qualcosa devo assolutamente trasportarvi in
ospedale-
-Questo mai! La
trasfusione è possibile?-
-Si-
-Bene, procediamo-
Perentoria e
impettita, lo lasciai alla sua attrezzatura. Preparai del caffè e poi lo
raggiunsi di nuovo.
-Deve stendersi e
potrò procedere con il prelievo, dopo di ché potrà fare colazione-
Mi sistemai accanto
ad Edward e attesi l'ago.
Mi assopii durante
il prelievo, la stanchezza e la debolezza ebbero la meglio.
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Una pattuglia…..per caso.
Ecco cosa non funzionò.
Una coppia di agenti che inaspettatamente passarono
di lì.
Quattro tipi vestiti di scuro con zaini e sacchi
carichi a poca distanza della banca.
Fu un attimo.
Il loro altolà. Le mani di Emmett a cingere le nostre
vite e farci salire sul van. Edward a copertura sparò qualche colpo.
Il gelo invase le mie vene.
Un urlo, quello di Rose.
-Sei ferita?-
Le urlai…
-Edward, chiudi il portellone!!!-
Questa volta era Emmett ad urlare.
Poi lo vidi scattare verso il posto guida e strappare
il volante dalle mani di Jasper.
Edward si era accasciato al pavimento del van. Non
riuscivo a capire.
Poi vidi Jasper avvicinarsi a lui.
D'istinto presi di mano la pistola ad Edward e
cominciai a rispondere al fuoco della pattuglia che ancora avevamo alle
costole.
Ad un certo punto senti le sue braccia forti
prendermi la pistola e scansarmi dietro di lui come a proteggermi. L’arma tornò
nelle sue mani, e continuò a fare fuoco, fino a che non colpì una delle ruote e
la gazzella, urtando il marciapiede, cominciò a sbandare per poi finire fuori
strada.

Edward si voltò verso di me giusto il tempo di vedere
i suoi occhi balzare all'indietro e svenire.
Quando si accasciò a terra mi resi conto che era
stato ferito. Emmett, avendo visto il proiettile ferire Edward, aveva mandato
Jasper per poterlo assistere ma io, la solita gatta cieca, mi ero messa nel
mezzo. Avevo fatto si che Edward si sforzasse nonostante fosse ferito in pieno
petto.
Il sangue aveva ricoperto anche i miei abiti. Le mie
mani a premere sulla ferita mentre Jasper mi dava istruzioni, ma non lo
sentivo. Non riuscivo a sentire nulla. Mi ero focalizzata sul battito del cuore
di Edward. A poco a poco sempre più debole. Rose si avvicinò ad Edward dando
una mano a Jasper, data la mia immobilità.
Un lago rosso ed occhi vitrei a cercare i miei.
Avevo sentito la paura invadere la mia pelle,
infilarsi sotto il primo strato e impossessarsi dei miei sensi.
Freddo….brividi miei…..riflessi dei suoi.
La paura di veder chiudere quelle gemme e non poterne
godere più.
-Bella… Ho sonno…-
-No amore mio, resisti, fallo per noi, per me. Sola
senza di te, ricordi? Sono nulla!-
Emmett correva come una furia per le vie di New York,
Rosalie tamponava le ferite di Edward ed io, sostenendogli la testa, cercavo di
farlo rimanere sveglio.
-Non mi abbandonare anima mia, non lo fare o verrò
ovunque tu sia per prenderti a calci quel bel sedere che ti ritrovi…-
Le mie guance fradice di tensione cercavano di
smorzare la crudele realtà per tenermelo accanto. Doveva stare con me, avremmo
avuto vita eterna, era l'ultima prova d'amore che ci era stata mostrata, la più
dura forse.
Ma in quel momento mi veniva chiesta forza, per
entrambi, pensando ad ogni singolo minuto di vita assieme. Li avrei resi reali
ricordandoli per lui e poi, sul nostro percorso di vita, ne avremmo tessuto una
nuova trama. Io e lui.
-Amore mio, veglierò su di te. Quando non vedrai che
il buio, sentirai le mie mani tenerti con qui, accanto a me, perché tu sei me-
La mano di Rose a stringere la mia spalla.
-Tu solo hai la chiave del mio cuore, tu solo sai
vedere e riaccendere la luce nei miei occhi. Mi hai reso donna, la tua donna.
Voglio le tue mani su di me che si muovono, che mi scaldano l'anima, mi servono
come il sangue serve al cuore-
La sua semplicità nei gesti, nelle parole…questo mi
aveva colpita. Lui che era lussuria, lui che era alla ricerca della bella vita,
mi aveva sorpreso con i suoi piccoli gesti nei miei confronti….una rosa, un
appuntamento, un bacio a fior di labbra….e divenni subito sua. Il ladro
gentiluomo mi aveva rubato l'anima.
-Per tutto quello che siamo amore mio, per quello che
ci siamo promessi, tu devi restare con me, dobbiamo colorare il nostro cammino,
le notti in bianco e nero che ci aspetteranno e i figli che ci verranno donati.
Fammi essere ancora la tua donna, la tua compagna… Resisti amore mio, perché
ovunque andrai io ti seguirò-
La paura stava ricoprendo anche i miei occhi, ma
sentii il furgone rallentare, le sirene non suonavano più.
Vivi o morti?
Paradiso o limbo?
La luce che investì il retro del furgone fu
rivelatoria.
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